come imparare ad accettare le responsabilità nel proprio privilegio (bianco, maschile)

questa è probabilmente la cosa di cui c’è bisogno in questo momento, perché per risolvere un problema culturale bisogna prima di tutto capire in che modo si è personalmente parte del problema.

Emmanuel Chinedum Acho è un ex linebacker NFl e analista sportivo per FOX sports. ha organizzato una serie di incontri con persone bianche (nel secondo episodio ha scelto Matthew McConaughey) per discutere di come il razzismo sia nei nostri comportamenti e pensieri di ogni giorno, e di come imparare a rendersene conto e correggere quei comportamenti, che è la condizione necessaria per eliminare il razzismo dalla società.

naturalmente si parla della società multirazziale negli USA, ma questo è un percorso che in Italia non abbiamo ancora nemmeno iniziato a fare perché la nostra società non è nemmeno compiutamente multirazziale, quindi è fisiologicamente razzista.

se poi abbiamo voglia di fare un ulteriore – ma necessario – passaggio logico, possiamo cercare di capire come i processi di autocoscienza che sono messi in atto in queste conversazioni debbano essere applicati anche al divario tra privilegio maschile e femminile che è, quello sì, presente nella società italiana, e di cui siamo tutti, personalmente corresponsabili.

non è sufficiente dichiararsi non razzisti o non maschilisti, anzi farlo è parte del problema perché ci permette di autoassolverci e non mettere in discussione i nostri pensieri e comportamenti quotidiani: abbiamo invece il dovere di fare lo sforzo di accettare la nostra costante responsabilità nel perpetuare le disuguaglianze. ma è una cosa scomoda e sgradevole da fare, e preferiamo restare nella comfort zone, rifiutando ogni nostro coinvolgimento.

Come può cambiare la formazione in aula nei prossimi anni

Gianluca su Digital Update fa un punto sulla formazione in azienda nell’era post-Covid su cui stavo lavorando anch’io.  Mi accodo con un paio di considerazioni che ho fatto nelle docenze a distanza di questi mesi.

Premessa: ragionare in termini di “post-Covid” è sbagliato. Ora che abbiamo sperimentato  la minaccia delle zoonosi non possiamo più fingere che non possa succedere di nuovo. 

This is the new normal, e dobbiamo starci. 

A noi la scelta, dice Gianluca, se adeguarci allo scenario tragicomico di aule con mascherine e disinfettanti, o se rendere più fluida la formazione, liberandola dei pesi e delle sovrastrutture che le abbiamo imposto semplicemente perché potevamo.

Le lezioni generiche – il “corso online di base” – in cui il docente recita per 4 ore (d’ora in poi vogliamo spezzare in sessioni di 2 ore?) la litania del suo Powerpoint per una classe indifferenziata perdono senso, se mai l’hanno avuto. I tutorial tipo “Come si apre un profilo Instagram” (ma in generale la gran parte delle nozioni tecniche di un corso) basta registrarli una volta e metterli a disposizione come nozioni di base.

Ogni lezione dovrebbe essere progettata sui bisogni e gli obiettivi della classe (tutor: fateceli sapere prima!) e gestita in modo interlocutorio, tanto da diventare più un mix fluido di nozioni e di consulenze ai singoli.

Ho notato che il momento in cui le mie lezioni si trasformano in consulenza uno a uno a cui partecipano tutti arriva sempre prima. Se il settore è omogeneo tutti hanno da imparare dalle domande degli altri – anche a lezione terminata.

La formazione diventa quindi sia un processo che comprende un trasferimento delle nozioni di base e consulenze interattive, che un luogo in cui proseguire una specie di autoformazione di gruppo con discussioni, scambi di appunti, risorse, suggestioni.

Ogni corso dovrebbe (già adesso) avere un gruppo di discussione in cui discutere e approfondire tra studenti e con i docenti quanto imparato, postare nuove idee, trovare i materiali (per esempio le nozioni di base) e le risorse citate durante il corso.

Gianluca dice Telegram o Slack. Conoscendo l’effetto che fa Slack al profano, io direi più Basecamp (se il corso ha un progetto complesso da realizzare, magari Trello) ma al limite anche solo un gruppo Facebook, che ok farà anche schifo a tutti ma non ha curva di apprendimento.

Questo dà l’opportunità di praticare pubblicamente quanto imparato (nel mio caso a gestire collettivamente un profilo Facebook/Instagram, un blog, newsletter o e-commerce) coordinando i contenuti in un piano editoriale su Google Docs. Fare è molto più utile di vedere, e a distanza è persino più facile che in aula. 

Per quanto riguarda noi docenti, per sopperire alla pesantezza della distanza dobbiamo imparare a fare lezioni più coinvolgenti, superando le slide statiche con contenuti più dinamici, animazioni e screencast; usare app di streaming che non ci costringano a scegliere se mostrare noi o la slide, e che ci permettano di vedere in faccia i corsisti (leggere la classe è importante) che è parte del successo di Zoom.

Per quanto riguarda i momenti di interazione informali con il docente che cita Gianluca, la pausa sigaretta o il pranzo con la classe di solito permettono di approfondire temi laterali e di settore (di solito finisco per imparare più io di loro), e quelli sono un’esperienza fisica che è difficile emulare. Per i corsi pomeridiani può essere un’idea organizzare a seguire – anche informalmente – un aperitivo davanti alla webcam, ma questo no, ahimè questo non sarà mai la stessa cosa :(

(La questione della verifica della frequenza la lascio alle scuole di formazione e all’amministrazione pubblica, ma mi è già capitato di sperimentare la verifica dell’identità via webcam sia in aula che in streaming, quindi direi che non ci sono problemi).

i candidati agli Oscar più votati di tutti i tempi

ho preso i primi tre film candidati agli oscar di ogni anno dal 1940 a oggi e ho fatto la media dei loro voti su Imdb e Rotten Tomatoes.

ne è uscito un quadro, che trovo moderatamente interessante, di come il pubblico ha giudicato il cinema hollywoodiano nominato agli Oscar nei decenni.

i titoli dei film sono linkati alla scheda su JustWatch così scopri con un click dove puoi vederli

I 5 film più votati per ogni decennio

1940s
Casablanca (1943) – (9,2)
Citizen Kane (1941) – (Quarto potere) – (9,15)
The Treasure of the Sierra Madre (1948) – (Il tesoro della Sierra Madre) – (9,1)
The Heiress (1949) – (L’ereditiera) – (9,1)
Rebecca (1940) – (Rebecca – La prima moglie) – (9,05)

1950s
12 Angry Men (1957) –  (La parola ai giurati) – (9,45)
Witness for the Prosecution (1957)  – (Testimone d’accusa) – (9,2)
Sunset Boulevard (1950) – (Viale del tramonto) – (9,1)
All About Eve (1950) – (Eva contro Eva) – (9,05)
On the Waterfront (1954) – (Fronte del porto) – (9)

1960s
Dr. Strangelove (1964) – (Il dottor Stranamore) – (9,1)
Lawrence of Arabia (1962) – (Lawrence d’Arabia) – (9,05)
Mary Poppins (1964) –  (8,9)
The Hustler (1961) – (Lo spaccone) – (8,9)
The Apartment (1960) – (L’appartamento) – (8,8)

1970s
The Godfather (1972) – (Il padrino) – (9,5)
The Godfather II (1974) – (Il padrino – Parte II) – (9,35)
Apocalypse Now (Apocalypse Now) – (9,1) (qui la versione Redux da 3h 15’)
Chinatown (1974) – (9,05)
The Last Picture Show (1971) – (L’ultimo spettacolo) – (9,0)

1980s
Raiders of the Lost Ark (1981) – (I predatori dell’arca perduta) – (8,95)
Amadeus (1984) – (8,8)
E.T. the Extra-Terrestrial (1982) – (E.T. – L’extra-terrestre) – (8,8)
Raging Bull (1980) – (Toro scatenato) – (8,8)
The Right Stuff (1983) – (Uomini veri) – (8,7)

1990s
Schindler’s List (1993) – (9,3)
Goodfellas (1990) – (Quei bravi ragazzi) – (9,15)
The Shawshank Redemption (1994) – (Le ali della libertà) – (9,15)
The Silence of the Lambs (1991) – (Il silenzio degli innocenti) – (9,1)
L.A. Confidential (1997) – (9,05)

2000s
Lord of the Rings The 2 Towers (2002) – (Il Signore degli Anelli Le 2 torri) – (9,1)
Lord of the Rings Return of the King (2003) – (Signore degli Anelli Ritorno del re – (9,1)
Up (2009) – (9)
Lord of the Rings: Fellowship of the Ring (2001) – (Signore degli Anelli La compagnia dell’Anello) – (8,95)
The Departed (2006) – (The Departed – Il bene e il male) – (8,8)

2010s
Parasite (2019) – (9,25)
Toy Story 3 (2010) – (9,05)
Mad Max: Fury Road (2015) – (8,9)
Spotlight (2015) – (Il caso Spotlight) – (8,9)
Whiplash (2014) – (8,9)

I 20 film con i voti più alti dal 1940 a oggi, in ordine di voto 

The Godfather  (Il padrino) – (9,5)
12 Angry Men (La parola ai giurati) – (9,45)
The Godfather II (Il padrino – parte II) – (9,35)
Schindler’s List – (9,3)
Parasite – (9,25)
Casablanca – (9,2)
Witness for the Prosecution (Testimone d’accusa) – (9,2)
Citizen Kane (Quarto potere) – (9,15)
Goodfellas (Quei bravi ragazzi) – (9,15)
The Shawshank Redemption (Le ali della libertà) – (9,15)
The Treasure of the Sierra Madre (Il tesoro della Sierra Madre) – (9,1)
The Heiress (L’ereditiera)- (9,1)
Sunset Boulevard(Viale del tramonto) – (9,1)
Dr. Strangelove (Il dottor Stranamore) – (9,1)
Apocalypse Now (Apocalypse Now) – (9,1) (qui la versione Redux da 3h 15’)
The Silence of the Lambs (Il silenzio degli innocenti) – (9,1)
Lord of the Rings: The Two Towers (Il Signore degli Anelli Le due torri) – (9,1)
Lord of the Rings: The Return of the King (Signore degli Anelli Il ritorno del re) – (9,1)
Rebecca (Rebecca – La prima moglie) – (9,05)
All About Eve (Eva contro Eva) – (9,05)

Il voto medio per decennio
1940s – 8,56
1950s – 8,28
1960s – 8,32
1970s – 8,64
1980s – 8,15
1990s – 8,47
2000s – 8,43
2010s – 8,68

Il grafico del voto medio dei migliori film dei singoli decenni

(courtesy of Gaspar Torriero)

Come fare una confcall o una presentazione in streaming senza fare la figura dei mentecatti

In questo periodo in cui quasi tutti lavoriamo da casa, mi capita spesso di vedere registrazioni di conference call in cui i partecipanti non hanno dedicato tempo a preparare un setup adeguato per la loro videochiamata, a progettare la propria immagine e l’inquadratura, insomma a dare un aspetto professionale al loro feed video, che andrà sugli schermi di persone piuttosto importanti: colleghi, spettatori, clienti, capi.

Persone che si faranno un’idea di chi parla in base a ciò che vedranno sul video, e saranno distratte se sullo schermo compariranno elementi inutili.

Io lavoro a casa da tempo, faccio formazione sia a distanza che in classe, e da tempo ho dovuto ragionare su “come è opportuno che mi presenti, cosa è bene che sia inquadrato dalla telecamera, e in che modo“, anche perché insegnando scopri molto presto che qualunque elemento estraneo, anomalo – o ancora peggio, in movimento – che entri in scena distrae i partecipanti, e se avviene in un feed video, quindi a distanza, spesso li sconcerta. Se ti sembra una preoccupazione eccessiva, ti garantisco che non lo è.

Magari questa esperienza può servire a qualcun altro, in un periodo in cui molti di noi che non ci sono abituati sono costretti a misurarsi con il video dal vivo, e a doversi occupare dell’immagine pubblica che ne esce.


Parleremo di tre temi principali, declinati su due casi: la conference call/webinar/tavola rotonda a più voci in cui tutti i partecipanti appaiono in video e possono parlare, e la presentazione/docenza, in cui il relatore è il protagonista dell’evento.

Gli argomenti trattati valgono in entrambi i casi, ma con alcune differenze, e sono, come anticipavo, tre:

1. la PREPARAZIONE di una postazione corretta per il video a distanza
(il software da usare, la posizione della videocamera e del soggetto, l’inquadratura, l’illuminazione naturale, lo sfondo)

2. l’ATTREZZATURA adeguata per un risultato accettabile
(la videocamera, il microfono, gli auricolari, i monitor esterni)

3. le MODALITA’ DI PRESENTAZIONE
(le posizioni corrette e il movimento del corpo e delle mani, tempi e durata dell’intervento nelle confcall aziendali)

Non ti parlo dei software di videoconferenza e delle differenze perché di solito sono scelti e imposti dall’organizzazione. Se ti capita di fare il docente o il relatore dovresti conoscere almeno i tre principali: Google Meet, Microsoft Teams e Zoom.

Qui ci concentriamo sugli aspetti che puoi controllare come relatore che partecipa a un evento online.

Se hai dubbi o integrazioni da suggerire al post puoi usare i commenti al post, o scrivermi a vanz@vanz.it


1. La PREPARAZIONE

L’idea di affrontare una presentazione o una lezione in cui si è il docente o il relatore principale senza avere una scaletta è, se lo chiedi a me, una follia.

È quindi necessario avere una presentazione nell’app che si usa abitualmente (Powerpoint su Windows o Keynote su MacOS, ma c’è anche Google Slides) le cui slide di solito saranno visibili anche ai partecipanti nell’app di streaming.

La presentazione deve essere visibile prima di tutto a noi, e queste applicazioni consentono di configurare l’interfaccia per il relatore scegliendo cosa apparirà nel suo display: la slide in proiezione, l’anticipazione della successiva, le note del relatore, il tempo trascorso.

il menu di personalizzazione del monitor secondario su Keynote per MacOS

Questo significa che oltre a uno schermo principale in cui appare la finestra dell’app di videocall, dovremo probabilmente avere un monitor esterno: ne parliamo sotto al punto 2, dedicato all’Attrezzatura.

La scaletta
Se non hai delle slide, ti servirà almeno una scaletta da seguire, in forma di punti visibili soltanto a te. Ci sono delle app che fanno da gobbo digitale, cioè fanno scorrere i talking point su uno sfondo nero. È la modalità che usano politici e relatori professionali per i discorsi lunghi.

Le trovi cercando teleprompter (for Mac or Windows). Per esempio, Cue prompter funziona in un normale browser (occhio che vanno fatte delle prove per regolare la velocità con cui scorrono le scritte).

La posizione della videocamera
La prima cosa da decidere in qualunque ripresa video è dove mettere la macchina da presa: nel nostro caso, la posizione della webcam o della videocamera esterna. Sembra una domanda stupida, e invece non lo è.

Se dai per scontato che farai lo streaming video nella posizione in cui lavori, cioè seduto comodo e ingobbito davanti al PC, io e te dobbiamo fare due chiacchiere. Le facciamo compiutamente sotto, al punto 3.

Per ora fidati di me se ti dico che, sia che usi una videocamera esterna (punto 2, Attrezzatura) o la webcam del portatile, la posizionerai all’altezza degli occhi, così da poterti inquadrare dritto negli occhi anche se eventualmente fossi in piedi, magari inclinandola leggermente.

Quindi il portatile lo appoggerei su una pila di libri, o di scatole impilate sulla scrivania.

Ignora le scritte in giapponese: la freccia verde orizzontale è la corretta altezza della webcam; la freccia verticale lo spazio di cui alzare il notebook, appoggiandolo su libri o altro

La posizione dell’illuminazione
È un’altra faccenda di cui di solito ci disinteressiamo completamente, finendo per fare la call illuminati a malapena dal bagliore bluastro e spettrale del monitor o, pure peggio, in controluce con la finestra alle spalle.

Lasciando da parte l’illuminazione professionale da studio fotografico che non è tema per questo post, l’accortezza minima è quella di mettere la fonte di illuminazione principale (che sia la finestra o una lampada) dietro la camera, oppure di tre quarti.

Se di tre quarti, l’ideale è avere una superficie riflettente sul lato opposto: una parete bianca, o un pannello riflettente per fotografi (che trovi sui siti di e-commerce a partire da 9-10€)

l’illuminazione adeguata per una ripresa di qualità prevede almeno due fonti di luce, di cui una può essere riflessa
un setup casalingo con webcam del notebook a un’altezza adatta sia da seduti che in piedi, monitor di preview, luce naturale a destra, parete bianca a sinistra e luce artificiale frontale

Lo sfondo
È un altro tema di cui non ci curiamo mai, nonostante sia probabilmente il più facile su cui lavorare. Non è affatto raro vedere trasmissioni TV con budget milionari che presentano dirette streaming dalle case di ospiti esterni in qualità video orribile, con gli intervistati orgogliosamente seduti davanti alla Billy Ikea piena di soprammobili francamente discutibili.

Ecco, le confcall che vedo in questi giorni sono così: tutti seduti davanti alle librerie di casa, e questo è sbagliato, per almeno due ragioni:

A) a nessuno frega di che libri esibisci in libreria, e i souvenir fanno tanto tinello di Fantozzi
B) gli oggetti estranei DISTRAGGONO CHI TI SEGUE

Se c’è una cosa che vorrei ti passasse di questo post è che nel video a distanza devi fare DI TUTTO perché le persone non siano distratte. Da elementi estranei, da problemi video, audio, di immagine.

E poiché le persone CERCANO istintivamente la distrazione, l’unico modo è non lasciare nulla su cui si possa concentrare la loro attenzione, se non la tua faccia che parla (non troppo vicina alla videocamera, che è un po’ inquietante).

Quindi, è assolutamente determinante uno sfondo NEUTRO: se non hai una parete vuota, vuotala. Se ci sono quadri sulla parete, toglili. Se ci sono oggetti come prese elettriche, coprile. Se non hai una parete, usa una superficie uniforme come un armadio. Se non hai una soluzione possibile, considera di comprare uno sfondo da studio fotografico, detto anche limbo, del colore di tua scelta.

In alternativa, se non temi l’effetto kitsch, con Microsoft Teams, con Skype e con Zoom (solo su un computer abbastanza potente) puoi usare gli effetti di background inclusi nel software.

Se sei in vena di giocare, ci sono gli sfondi dello studio Ghibli, gli sfondi di arte classica e moderna selezionati da Public Domain Review, o puoi simpaticamente fingere di essere a pranzo fuori grazie a questa collezione di sfondi di catene di ristoranti. su Unsplash ci sono sfondi di architettura cool, mentre a Modsy hanno ricreato in rendering gli interni degli appartamenti delle comedy TV.
qui c’è la gallery pubblica dei miei sfondi preferiti.

L’inquadratura
Anche qui, il faccione di te seduto davanti al notebook, con il grandangolo della webcam che ti deforma, non è il massimo.

Il primo e primissimo piano li eviterei, perché le facce vicine all’obiettivo sono abbastanza inquietanti (non è che siete brutti: siete solo troppo vicini).

Il mio consiglio per una presentazione o una docenza è di farla IN PIEDI (esiste un’alternativa allo stare in piedi, nell’insegnamento?), inquadrato a mezzobusto (circa un metro/metro e mezzo, a seconda del tipo di obiettivo).

L’abbigliamento
C’è bisogno che lo dica, che il tutone di felpa no? Ma anche la felpa con le scritte. In generale, anche qui l’obiettivo è evitare distrazioni.
Mettiti la cosa più semplice che indossi di solito (una camicia a tinta unita, un pullover girocollo, una giacca; per me è una t-shirt nera) ma evita elementi, particolari o colori che possano distrarre chi ti guarda.

L’attenzione del pubblico è un elemento fragile già dal vivo: in video è un filo sottilissimo che bisogna evitare di spezzare a qualunque costo.


2. L’ATTREZZATURA

La videocamera sarà la webcam del tuo computer, immagino, ma se per te è particolarmente importante la resa, e in generale se sei una persona precisa e attenta al particolare, ti consiglio di comprare a poche decine di euro una videocamera esterna che spesso ha anche microfoni integrati.
(qui trovi i modelli che ho selezionato per me).

Per un risultato più professionale, magari con l’idea di registrare l’intervento e montarlo successivamente, c’è l’opportunità di usare una seconda videocamera, posizionata di tre quarti rispetto alla prima.

Questo prevede la presenza di un mixer video, una doppia registrazione dello streaming, una successiva post-produzione con l’inserimento di titoli in grafica digitale, tutti temi di cui non ci occupiamo qui oggi, ma è una possibilità da tenere presente che richiede più risorse e preparazione, oltre a un montaggio competente.

Il microfono
Eh anche qui magari non ci avevi mai pensato ma, dalle confcall che vedi in giro, ti pare che la qualità media dell’audio sia dignitosa? Ecco, no.

Avere un buon microfono, e ancora di più un buon microfono vicino alla bocca è un elemento molto importante per la qualità del risultato finale.

Dando per scontato che quello integrato al notebook sia insufficiente, consideriamo tre tipi di microfoni:

il microfono da tavolo da videoconferenza che si usa quando più persone sono sedute attorno allo stesso computer (non è il nostro caso)

il microfono da tavolo individuale, che si usa quando una sola persona è seduta davanti al computer

microfono da tavolo Trust Gaming GXT 232

il microfono da indossare, il cosiddetto lavalier da agganciare alla camicia

Il microfono lavalier pone una questione di lunghezza del cavo e di compatibilità con l’ingresso jack in del PC

un microfono integrato nella cuffia o negli auricolari, se li indossiamo.

una cuffia bluetooth con microfono

Gli auricolari
La mia opinione è che fare le confcall con gli auricolari a filo bianchi dell‘iPhone sia una cafonata, e i microfoni sul filo degli auricolari tendono a raccogliere e amplificare qualunque suono ambientale nella stanza e anche fuori (cani, auto, qualunque suono) quindi per me è un no.

Meglio invece le cuffie da videoconferenza (o da gaming) con un microfono posizionato proprio davanti alla bocca, che sono decisamente più funzionali, per quanto di solito anche molto brutte.

Se proprio devi usare gli auricolari perché la cuffia ti fa schifo (ti capisco), almeno usa quelli bluetooth che riesci a nascondere meglio sotto ai capelli, ma se possibile sempre con un microfono esterno.

I monitor esterni
Abbiamo detto all’inizio che se dobbiamo fare una lezione o una presentazione che preveda delle slide, è necessario un monitor esterno.

Lo schermo del notebook ci servirà per tenere d’occhio gli spettatori, mentre sul monitor esterno potremo controllare quale slide è in trasmissione in quel momento, leggere le note e/o la scaletta, e vedere l’anteprima della slide successiva.

C’è addirittura chi usa due monitor esterni, per separare il gobbo dalle slide: è questione di abitudini (chiaro che per ogni monitor serve un’uscita HDMI o SVGA o VGA o quello che hai sul PC o portatile).

io ho preso questo Lenovo Thinkvision: è decente e costa poco

Il telecomando
Lo so che ti sembra già tanto per una semplice presentazione, ma se mi hai dato ascolto e stai presentando in piedi, come fai a fare avanzare le slide? Ti serve un telecomando per cambiare slide su Powerpoint o Keynote.

Io ho preso questo ma ce n’è di tutti i tipi. Tieni conto che il telecomando occupa una porta USB: se a questo punto cominci a essere a corto di porte USB (microfono, tastiera, mouse, telecomando… potrebbe servirti un hub usb).


2. LE MODALITA’ DI PRESENTAZIONE

I tempi di intervento
Qui c’è un discorso delicato da fare, che differisce in base al tipo di intervento:

Se l’evento è una lezione, ovvio che la quasi totalità del tempo, salvo eventuali domande e chiarimenti, sarà dedicata a noi in quanto docenti.

Se si tratta di una presentazione, è opportuno prevedere un Q&A alla fine, e una durata dell’intervento che sia adeguata al contenuto, magari tenendo presente che il margine di attenzione in media difficilmente supera i 15-20 minuti (ma dipende da contesto, tipo di pubblico, settore).

Se stiamo partecipando a una conference call o a una tavola rotonda con più relatori mi parrebbe il caso di tenere presente che, salvo dissertazioni scientifiche o tavole rotonde sulla filosofia tedesca, parlare per più di 3 minuti di seguito è, per quanto mi riguarda, indice di scarso rispetto per gli altri relatori, oltre a un modo quasi certo di far distrarre le persone. La televisione lo sa molto bene.

Negli eventi corali nessuno ama i lunghi monologhi, e ogni volta che parliamo a lungo nelle conference call e nelle riunioni stiamo sprecando anche il tempo di tutti i nostri colleghi, quindi stiamo attivamente danneggiando la produttività dell’azienda per soddisfare il nostro egocentrismo.

In 3 minuti si può spiegare la relatività semplice di Einstein: tutto il resto nelle maggior parte dei casi è narcisismo. Organizzare il pensiero ed essere succinti è un dovere civico e professionale.

È inoltre mia convinzione – che quasi sempre suscita indignazione quando lo dico alle aziende – che per evitare gli inevitabili sprechi di tempo che si verificano quando le persone stanno comodamente in posizione seduta, le riunioni dovrebbero effettuarsi in piedi (e senza smartphone). Quindi perché non anche le confcall?

Nella maggioranza dei casi non c’è ragione per cui una riunione operativa gestita in modo efficiente da un meeting manager duri oltre i 15-20′, un lasso di tempo che è buona norma trascorrere in piedi almeno due volte al giorno.

E così dovrebbero svolgersi una docenza o una presentazione: con il relatore in piedi, in posizione frontale alla telecamera (o alla classe) per tutta la durata dell’intervento. Se insegnare e raccontare ti appassiona, secondo me non riesci a farlo da seduto.

Il movimento e le mani
Ricapitolando: siamo in piedi, in posizione frontale a 1-2 metri dalla telecamera posizionata ad altezza degli occhi, con dietro uno sfondo neutro, vestiti in modo da non distrarre: ora finalmente possiamo dire tutte le cose che abbiamo da dire.

L’unico modo che ci resta per rovinare tutto è muoverci in modo fastidioso (avvicinarci e allontanarci, dondolarci, oscillare, passeggiare continuamente, cosa di cui ammetto di essere colpevole, e su cui devo lavorare).

L’attitudine corretta per risultare incisivi senza distrarre lo spettatore è quella di stare fermi, ben piantati sui piedi, gesticolando moderatamente solo per accentuare e sottolineare i concetti e i passaggi più importanti, alternando i movimenti delle mani (destra/sinistra, alto/basso, dentro/fuori, movimenti circolari per dare un senso di inclusione).

Un esempio di gestualità che accompagna il discorso manipolando, accarezzando, pizzicando le parole è quello di Alexandra Ocasio-Cortez che, chiaramente, ha studiato a lungo il public speaking (se parli in pubblico ti consiglio di vedere lo spezzone di video linkato).

E ora, dotati delle migliori attrezzature, delle pratiche corrette e dell’attitudine migliore, resta soltanto da preoccuparsi della parte più importante: i contenuti :)

il cinema del contagio

in tempi di pandemia ci sono di solito almeno tre correnti di pensiero: il negazionismo (“è solo un’influenza“), la scaramanzia (“non voglio ansia quindi non voglio pensarci“), il razionalismo informato (“è una cosa nuova, capendola ne usciremo“).

[poi vabbé c’è l’apocalittismo (“ce lo siamo cercati“, “io sapevo che saremmo morti tutti” “è una condanna divina“) ma quello è una psicopatologia sociale]

uno degli strumenti più preziosi per coltivare il razionalismo informato è la fiction di epidemia, che attraverso letteratura e cinema non solo ci racconta le paure collettive permettendoci così di esorcizzarle, ma ci dà un affresco delle reazioni umane all’ignoto, aiutandoci a capire gli altri, e sia l’empatia emozionale che la comprensione razionale delle emozioni altrui sono qualità importanti in tempi di difficoltà.

della letteratura di pandemia ho già parlato nella newsletter Polpette, citando poche opere più meno significative: da Andromeda di Michael Crichton a Cecità di José Saramago fino all’ovvio La peste di Albert Camus.

oggi voglio invece parlare di cinema, con un elenco di film che o trattano l’epidemia come punto centrale del plot, oppure la usano come premessa e espediente narrativo per raccontarci altro, per esempio le relazioni umane in tempi di emergenza, che è spesso il nucleo narrativo del cinema zombie classico, che non racconta gli zombie ma le dinamiche tra le persone non infette circondate dagli zombie.

identifico tre generi cinematografici: il cinema di epidemia vera e propria, in cui il contagio è al centro della trama, il cinema zombie che usa l’epidemia come giustificazione razionale del fenomeno (che altrimenti son sarebbe credibile), il cinema del contagio come scenario in cui raccontare altre cose – per esempio dinamiche socio-politiche e culturali come il terrore del diverso, la condanna del tecnocapitalismo, o fare del buon vecchio action-horror fine a sé stesso).

(le distinzioni naturalmente sono sfumate e imperfette, non è affatto una lista completa, e non v’è alcun dubbio che alcuni di questi siano oggettivamente parecchio brutti).



– Il cinema di epidemia –

Contagion di Steven Soderbergh (su Infinity, su Chili a 2,99€)

The Andromeda Strain (Andromeda) di Robert Wise da Michael Crichton (su Chili a 2,99€, 3,99€ su YouTube o Google Play Movies)

Outbreak (Virus letale) di Wolfgang Petersen (su Chili a 2,99€, 3,99€ su Google Play Movies, iTunes, TIMvision)

Blindness (Cecità) di Fernando Meirelles da José Saramago

Doomsday di Neil Marshall (su Chili a 2,99€)

The Happening (E venne il giorno) di M. Night Shyamalan (su Chili e TIMvision a 2,99€, 3,99€ su Google Play Movies, iTunes)

Mimic di Guillermo del Toro (su Google Play Movies a 2,99€, su iTunes a 3,99€)

Pontypool di Bruce McDonald

The Bay di Barry Levinson (su Chili a 5,99€, su Google Play Movies a 2,99€, su iTunes a 3,99€)

Flu di Sung-su Kim (su Chili a 2,99€)

Infection di Masayuki Ochiai

Deranged di Jeong-woo Park

Mayhem di Joe Lynch

Carriers di David Pastor, Àlex Pastor (su Chili a 2,99€)

The Last Days di David Pastor, Àlex Pastor (su Chili a 2,99€)

Patient Zero di Stefan Ruzowitzky (su Chili a 9,99€, su iTunes a 6,99€)

Virus di John Bruno

The War of Gene di Frank Pinnock

AntiVirus di Alon Newman



il cinema zombie

The Crazies (La città verrà distrutta all’alba) di George Romero + remake The Crazies di Breck Eisner (su Chili a 2,99€)

Train to Busan di Sang-ho Yeon

Dawn of the Dead (Zombi) di George Romero (su Prime Video, su Timvision a 2,99€, su iTunes a 3,99€) e remake Dawn of the Dead di Zack Snyder (su Chili a 2,99€)

Rabid di David Cronenberg (su Rakuten TV a 2,99€)

World War Z di Marc Forster (su Netflix, Inifinity, su Google Play Movies a 2,99€, su iTunes a 3,99€)

28 Days Later di Danny Boyle (su Chili a 3,99€)
28 Weeks Later di Juan Carlos Fresnadillo (su Chili a 2,99€)

La nuit a dévoré le monde (La notte ha divorato il mondo) di Dominique Rocher (su Chili a 9,99€)

Ravenous (I famelici) di Robin Aubert (su Netflix)

The Cured di David Freyne (su Chili a 3,99€, su Google Play Movies a 3,99€, su iTunes a 2,99€)

It Stains the Sands Red (Deserto rosso sangue) di Colin Minihan (su Chili a 3,99€, su Google Play Movies a 3,99€, su iTunes a 4,99€)

The Returned di Manuel Carbal



il contagio come scenario –

Twelve Monkeys (L’esercito delle 12 scimmie) di Terry Gilliam (su Chili a 2,99€, su Google Play Movies a 3,99€, su iTunes a 3,99€)

Invasion of the Body Snatchers (L’invasione degli ultracorpi) di Don Siegel + Invasion of the Body Snatchers (Terrore dallo spazio profondo) di Philip Kaufman (su iTunes a 3,99€) + Body Snatchers (Ultracorpi – L’invasione continua) di Abel Ferrara (su Chili a 2,99€) + The Invasion di Oliver Hirschbiegelul (su Chili a 2,99€)

The Last Man on Earth (L’ultimo uomo della Terra) di Ubaldo Ragona (su Chili a 2,99€) + The Omega Man (1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra) di Boris Sagal (su Chili a 2,99€) + I Am Legend (Io sono leggenda) di Francis Lawrence (da Richard Matheson) (su Prime Video, su Chili a 2,99€, su Google Play Movies a 3,99€, su iTunes a 3,99€)

Children of Men (I figli degli uomini) di Alfonso Cuarón (su Chili a 2,99€, su Google Play Movies a 3,99€, su iTunes a 3,99€

Code 46 (Codice 46) di Michael Winterbottom

The Cassandra Crossing di George P. Cosmatos (su Sky Go, su Chili a 2,99€)

Resident Evil di Paul W.S. Anderson (su Netflix, su Chili a 8,99€, su Google Play Movies a 11,99€, su iTunes a 7,99€)

10 Cloverfield Lane di Dan Trachtenberg (su Chili a 2,99€, su Google Play Movies a 2,99€, su iTunes a 3,99€)

The Book of Eli di the Hughes Brothers (su Netflix, su Chili a 2,99€ su Google Play Movies a 2,99€, su iTunes a 3,99€)

Cargo di Ben Howling, Yolanda Ramke (su Netflix)

Dreamcatcher (L’acchiappasogni ) di Lawrence Kasdan (su Netflix, su Chili a 2,99€, su Google Play Movies a 3,99€, su iTunes a 3,99€)

Daybreakers di The Spierig Brothers

lt comes at night di Trey Edward Shults (su Chili a 3,99€, su Google Play Movies a 3,99€, su iTunes a 3,99€)

The Thaw di Mark A. Lewis (su Prime Video)

Cabin Fever di Eli Roth (su Sky Go, su Chili a 2,99€)

[Rec] + [Rec] 2 di Jaume Balagueró + remake Quarantine di John Erick Dowdle

Afflicted di Derek Lee, Clif Prowse

Pandorum di Christian Alvart


– l’apocalisse come scenario –

Melancholia di Lars von Trier (su Prime Video, su Chili e Google Play a 2,99€, su iTunes a 0,99€ )

Take shelter di Jeff Nichols (su Chili a 2,99€)

Interceptor (Mad max) di George Miller (su Netflix, su Chili a 2,99€, su Play Movies e iTunes a 3,99€) e tutti i séguiti (Mad max 2, Beyond thunderdome, Fury road)

(ce ne sono tantissimi altri, è velleitario persino pensare di fare questa sezione)



☳ Polpette 46

Polpette è una newsletter settimanale sul cambiamento, incentrata sull’emergenza climatica, l’avvento della piena automazione, il secolo dell’Asia, le nuove tecnologie. Ma anche letteratura, cinema, una ricetta di polpette e un gadget alla settimana. Polpette esce alla domenica pomeriggio. Ti iscrivi gratis a vanz.substack.com e se ti piace la diffondi su twitter, facebook o linkedin (grazie)


per quanto il tasso di mortalità di 2019-nCoV sia per fortuna bassino, e chi è in buona salute probabilmente non abbia troppo da temere, visitare lo Hubei, la regione di Wuhan, in queste settimane purtroppo non è possibile.

possiamo però, un po’ per curiosità e un po’ per solidarietà, farci in casa le polpette dello Hubei! che sono polpette mari e monti, cioè composte di carne e pesce, e secondo gli abitanti dello Hubei “sono le migliori che ci siano”.

ma non è tutto! sono anche più famose le polpette di riso glutinoso dello Hubei (dette pearl meatballs), fatte con lo sticky rice!*

(*lo sticky rice è una ricetta thailandese: si tratta di un riso particolarmente appiccicoso imbevuto di latte di cocco e, servito insieme al mango fresco, è una roba che mammamia).


여기는주의 미트볼입니다:

ecco le Polpette di oggi è scritto in coreano, perché anche la Corea del Nord ha il suo contagiato, ed entra quindi nella modernità.

– microbescope: la mappa interattiva dei virus

– la Città Proibita come non te l’hanno mai raccontata

– i film più interessanti del Sundance sono diretti da donne?

– maschio, guarda il comportamento predatorio e sentiti a disagio 

– come imparare ad ascoltare gli altri e perché è così importante

– Coronavirus Wuhan diary: Living alone in a city gone quiet

– come è il sole da DAVVERO vicino?

– da dove comincio a leggere la letteratura cinese?

– è stata una AI a ipotizzare per prima l’esistenza del nuovo coronavirus

– il sondaggio di gradimento del manageriato

– vuoi vedere l’Islanda? ci pensano i Sigur Rós

– i prodottini del vanz: la biancheria da letto in bambù (wot?)


microbescope: la mappa interattiva dei virus

è una figata, in questi tempi, il grafico interattivo che mappa tutti i virus e i batteri pericolosi per l’uomo in base alle due qualità più importanti (per noi umani) di un virus: la letalità e la facilità di diffusione.

selezionando per virus/airborne si capisce perché fino almeno alla mia generazione ci hanno tutti vaccinati per il vaiolo. e che con l’aviaria l’abbiamo scampata bella.

(NB: se arriva qualcosa con trasmissione aerea che sta nei due quadranti in alto a destra, siamo probabilmente fottuti)


(tra mancato contenimento dell’epidemia e morte del medico che aveva denunciato ed era stato punito, Bill Bishop su Sinocism sostiene che il contratto sociale tra Partito e Popolo cinese sia oggi in discussione più di quanto sia mai successo negli ultimi decenni. poiché la stabilità del sistema dipende da questo contratto sociale, forse, finito tutto, Xi dovrà chiedere scusa?)


la Città Proibita come non te l’hanno mai raccontata

costruita tra il 1406 e il 1420, fu il palazzo imperiale delle dinastie Ming e Qing e centro cerimoniale e politico del governo cinese. copre 72 ettari nel centro di Pechino e ha 4 porte di accesso, una delle quali dà su piazza Tiananmen, con un bel ritrattone del Grande Timoniere.

tutto quello che desideri sapere sulla Città Proibita te lo racconta visivamente questo speciale infografico di China Morning Post.


per The Atlantic i film più interessanti del Sundance sono diretti da donne

anche a me capita sempre più spesso che “I realized I had yet to watch a film directed by a man“. mi è successo di recente con le mostre che ho visto a Helsinki quest’anno. non so che conclusione trarre se non che forse finalmente il soffitto di cristallo si sta sgretolando (e se è così, a quale singolo evento possiamo attribuire il merito, se non il #metoo?) (negli USA, ovviamente, ché da noi è roba diversa).

del cinema indie femminile al Sundance parla questo pezzo, poi potrai fare del tuo meglio per recuperare Zola di Janicza Bravo, Never Rarely Sometimes Always di Eliza Hittman e Dick Johnson Is Dead di Kirsten Johnson, consigliati da The Atlantic.


ecco cos’è il comportamento predatorio: guarda e sii a disagio

se una serie TV è ambientata in uno studio televisivo è difficile che riesca a sfuggirmi, ma raramente vedo cose importanti quanto l’episodio 8 di una ottima serie TV intitolata The Morning show (grazie, Spiff), ambientata negli studi di un programma di news negli USA durante la stagione del #metoo.

l’ottavo episodio della prima stagione è una roba che tutti i maschi dovrebbero vedere, perché è la rappresentazione di cosa sia il comportamento predatorio: di come la sopraffazione non sia quasi mai violenta ma gradualmente persuasoria, di come si avvantaggi di dinamiche di potere, di come sia necessario capire dove sta la linea tra un atto consensuale e uno psicologicamente forzato, e di come il sistema copra questi comportamenti.

The Morning Showè solo su Apple TV ma puoi vederlo a sbafo, se vuoi, prendendotene le responsabilità (e finché dura) nel primo risultato di questa ricerca su Duckduckgo.

in The Morning Show Jennifer Aniston fa un lavorone, il personaggio più positivo è interpretato da Reese Witherspoon, ma Cory Ellison, il megamanager amante della disruption e del caos creativo interpretato da Billy Crudup, è il mio nuovo personaggio maschile preferito.


perché è così importante imparare ad ascoltare gli altri

It’s rare that people don’t interrupt and shift conversation to themselves.

In many ways, we have been conditioned not to listen. Online and in person, it’s all about defining yourself and shaping the narrative. 

But listening is arguably more valuable than speaking. It is by listening that we connect, comprehend, co-operate, empathise and develop as human beings.

Listening means paying attention to how people say what, and what they do while they are saying it, in what context, and how what they say resonates within you.

Listening starts with an openness and willingness to truly follow another person’s story without presumption or getting sidetracked by what’s going on in your own head.

Everyone is interesting if you ask the right questions. If someone seems dull or uninteresting, it’s on you. 

The more people you listen to, the more aspects of humanity you will recognise and the better your judgements, instincts and intuitions.

Sul Guardian.


Coronavirus Wuhan diary: living alone in a city gone quiet

leggere i racconti delle persone in mezzo ai guai fa spesso uno sgradevole effetto di voyeurismo, ma questo breve diario di Guo Jing da Wuhan ha una notevole efficacia, nel sintetico pragmatismo tipico della narrazione cinese. come si vive in una città in quarantena.

qui invece il racconto di Jane Zhang, giornalista professionista, per il South China Post.


come è il sole da DAVVERO vicino?

woah. grosso. giallo. caldo. turbolento. stranamente cellulare.


“da dove comincio con la letteratura cinese?”

la Cina (中国, “Zhōngguó“, letteralmente “Regno di mezzo“) è una nazione di un miliardo e mezzo di abitanti con qualcosa come 4.500 anni di storia: non mi puoi fare ‘sta domanda. ti posso però dire che nel 2019 io ho letto:

La montagna dell’anima di Gao Xingjian, Nobel per la letteratura nel 2000
(670 pagine, ma che van giù come l’acqua, ottimamente tradotte da Mirella Fratamico)

China in ten words e Il settimo giorno di Yu Hua, “cresciuto nel complesso ospedaliero di Haiyan, proprio davanti all’obitorio”.

A modo nostro di Chen He, attore di serie Tv rosa cinesi.

Beijing story di Tonghzi, pseudonimo di anonimo, un raro caso di letteratura gay in Cina.

Il paese dell’alcol di Mo Yan, Nobel per la letteratura 2012

(oltre a tutto Liu Cixin, che però è fantascienza, ma è la più bella sorpresa di fantascienza da molti anni).


è stata una AI a ipotizzare per prima l’esistenza del nuovo coronavirus

qui c’è la storia, raccontata da Wired
, di come BlueDot, un software di AI canadese, abbia per primo lanciato l’allarme su 2019-nCoV.

BlueDot è addestrato ad analizzare in machine learning i segnali della comparsa di un virus attraverso l’analisi di grandi quantità di fonti (news, paper, comunicati ufficiali). analizzando anche i dati sui biglietti aerei è riuscito a prevedere dove sarebbe “saltato” il virus (Bangkok, Taipei e Tokyo).

una evidente dimostrazione di come i big data possano aiutarci a prevenire i disastri che gli umani non sanno prevedere perché non hanno modo di processare e dare un senso a enormi quantità di dati apparentemente irrilevanti.



il sondaggio di gradimento del manageriato

ovvero le domande che secondo Google dovresti mettere nel sondaggio per valutare le tue qualità come managergood luck.



vuoi vedere l’Islanda? ci pensano i Sigur Rós

un tour delle strade costiere islandesi di 1.332 km, girato in soggettiva.
colonna sonora: una versione di 9 ore di Óveður.


l’arrivo di un treno in HD 4K

qualcuno ha fatto l’upscale in 4K del superclassico corto L’Arrivée d’un train à La Ciotat dei Fratelli Lumière del 1985 (che no, non è la prima pellicola della storia del cinema) ed è impressionante. fino a poco fa aumentare la risoluzione di un filmato non sembrava possibile poiché non si riusciva a aggiungere informazioni che non erano presenti in origine.

oggi riusciamo a (spiegazione cialtrona) addestrare una rete neurale a tirare a indovinare le informazioni mancanti, premiandola quando le azzecca giuste.

l’autore: “Some articles they are crediting me for having done something unique, but in my opinion this is unfair. Anyone can repeat this process with algorithms that are currently published on Github; all of them are in the video description“.


poi l’hanno anche colorato


il risultato è impressionante se paragonato all’originale non aumentato


i prodottini del vanz: la biancheria da letto in bambù

oh io queste non le ho provate anche perché costicchiano, ma dice che se non dormi nelle lenzuola di bambù non sei nessuno. e io che ero ancora fermo al cotone egiziano.

poi, se soffri d’ansia o semplicemente ti piace, c’è anche la “coperta ponderata“, che ti pesa addosso, da 7 fino a 30 chili. sembra paradossale ma pare che il peso addosso (ovvero la “terapia di stimolazione a pressione profonda”) dia conforto agli ansiosi. e anche a molti altri, pare.


desperate times, desperate behaviors


e poi vabbé, questo. che è persino troppo.

immagine della testata disegnata da olllikeballoon

la scrittura di questa newsletter avviene abitualmente in modalità carbon-free, con il 100% di energia rinnovabile e socialmente sostenibile fornita da ènostra.

il problema del troppo lavoro non si risolve lavorando di più

la teoria di economia ambientale detta Paradosso di Jevons afferma che

aumentare l’efficienza di una risorsa fa aumentare il consumo di quella risorsa.

per quanto controintuitiva, è la ragione per cui è dimostrato che costruendo nuove strade o nuovi parcheggi il traffico non diminuisce ma aumenta: la disponibilità di più strade, di più parcheggi, induce nuova domanda.

se applichiamo il Paradosso di Jevons alle dinamiche professionali, dove la risorsa in questione è il nostro tempo, otteniamo una spiegazione del perché in un’organizzazione complessa lavorare con efficienza non fa finire prima il nostro lavoro, ma attira solo nuovo lavoro (più mail, più riunioni, più richieste di aiuto da parte dei colleghi meno efficienti).

questo avviene complice il fatto che le persone tendono a non lavorare in ottimizzazione dei tempi, ma a occupare tutto il tempo disponibile per lo svolgimento di un dato compito, spesso riempiendolo con telefonate e riunioni superflue, procrastinazioni e incertezze inutili.

Il lavoro si espande fino a riempire tutto il tempo disponibile per il suo completamento
(Parkinson’s Law)

se all’aumento delle richieste si risponde aumentando la disponibilità del proprio tempo, può instaurarsi un circolo vizioso che genera una crescente sensazione di sopraffazione, l’incapacità di darsi priorità, fino al blocco psicologico con ansia, insonnia, eccetera.


come ridurre le disponibilità e mettere i paletti

spiega Oliver Burkman sul Guardian (qui in italiano su Internazionale) che la soluzione del paradosso spesso è ridurre la disponibilità della risorsa invece di, come sembrerebbe logico, aumentarla.

allargare le strade attira più veicoli, ma riducendole e rallentandole la domanda diminuisce: dopo un periodo di assestamento iniziale le persone cercano percorsi più efficienti e il traffico torna normale.

poiché negarsi sul lavoro non è socialmente né professionalmente accettabile, il modo sostenibile di disincentivare la crescita incontrollata delle richieste è mettere dei paletti.

fissare dei limiti alle ore di straordinario, al tempo che si dedica alla mail, alla disponibilità del proprio tempo che si dà ai colleghi: in questo modo essi comprenderanno che il nostro tempo non è una risorsa infinita ma opera in regime di scarsità, e saranno costretti a a imparare a usarlo meglio.

Stowe Boyd, per esempio, tiene occupati a calendario tutti i lunedì e i venerdì con impegni ipotetici, per avere due volte a settimana tempi di lavoro ininterrotti.

(Don’t tell anyone, or that won’t work, because the only acceptable excuse for not accepting a call or meeting is that you’re already booked for a call or meeting. Your time is not your own.)


sul tema di come definire i paletti nella gestione dei tempi di lavoro, Cal Newport spiega nel suo libro Deep work che un buon modo per bloccare il circolo vizioso è adottare il criterio della “produttività a orario fisso”.

prima di tutto imparando a non sacrificare a telefono, mail, riunioni, il tempo necessario di concentrazione, perché la possibilità di lavorare in concentrazione è quello che rende possibile tutto il resto. occuparsi di una cosa alla volta senza interruzioni ci permette di essere efficaci ed efficienti, quindi nell’economia della settimana libera tempo, non lo sottrae.

questo si ottiene educando i colleghi a buone pratiche, come usare la mail invece del telefono, non fare improvvisate ma prendere appuntamenti, far precedere ogni riunione da una scaletta con un massimo di 5 punti da seguire rigidamente (fondamentale che ogni riunione abbia una meeting manager designata). un paletto efficace quanto sgradito, ma è proprio quello il punto, è organizzare riunioni in piedi, come disincentivo a tirarle per le lunghe.

naturalmente questo prevede che i team con cui lavori siano dotati di sistemi gestionali di comunicazione e pianificazione di gruppo (project management con appointment e calendari condivisi, chat di gruppo per sostituire la mail, tool di conference call per evitare riunioni fisiche)

inoltre, per poter lavorare senza interruzioni non pianificate sono necessarie condizioni di lavoro adatte: un ragionevole silenzio – anche artificiale, grazie alle tecnologie di eliminazione del rumore – e uno spazio in cui non siamo disturbati, grazie ai paletti di cui sopra.

per fare un esempio, una giornata potrebbe essere costruita in slot di mezze ore in cui si lavora in concentrazione, alternati da slot di 15′ in cui si legge e risponde alla mail, slot in cui si fanno telefonate della durata massima di 10′, slot dedicati a riunioni o confcall operative della durata massima di 20′, slot di 10′ dedicati alle singole persone, evitando che ciascuna di queste attività si sovrapponga a un’altra.

le eccezioni devono essere comunicate e sottolineate come tali, per non diventare la norma. devi fargliele pesare, insomma. anche se tra colleghi spesso la colpevolizzazione non ha alcun effetto, perché c’è la nozione, errata o furbetta, che qualunque deviazione dalle best practice sia per il bene supremo dell’azienda. (è quasi sempre per pigrizia o incapacità)

i paletti devono essere equi ma fermi, come nel caso di un noto manager che alloca a ogni collega e ai suoi progetti un monte ore settimanale: quando il collega lo ha esaurito, deve aspettare il lunedì successivo per potergli parlare.

riunioni in piedi e monte ore individuale sono misure eccessive? può darsi, ma non è eccessivo lavorare male per troppe interruzioni, e sacrificare il tempo privato abbassando la produttività sul lavoro e la qualità della propria vita?

le riunioni in piedi sono impopolari, ma lavorare male no?

I’m old enough to remember when people just presumed that as China opened the door to trade and popular culture it would slowly turn into the west. But it has its own self-confidence, and it’s such a big market that it can demand and get global companies to conform to its own sensitivities, certainly locally and increasingly outside China as well”
(Benedict Evans)

L’obiettivo della Cina è sempre stata la riannessione di Hong Kong e Taiwan, le cui parziali indipendenze la Cina ha sempre accettato obtorto collo. Ora che è forse la prima potenza mondiale, la Cina torna con decisione su questi obiettivi, localmente con l’autorità e probabilmente la violenza, all’estero con la leva delle sanzioni, come dimostrano i ricatti a NBA e Apple delle ultime settimane.

Sul Tibet neanche a parlarne: è strategico per il controllo militare dell’Himalaya e nel giro di qualche generazione sarà quasi completamente cinesizzato, e lo stesso vale per lo Xinjiang dell’etnia islamica uigura.

Tutto ciò però è possibile perché è fatto con il pieno appoggio della grande maggioranza del popolo cinese e, attenzione, non solo per un’adesione forzata a un regime autoritario se non dittatoriale, ma perché un popolo unito in un territorio unito con un’economia dominante e un esercito potente che controlli terra, cieli e mari è da sempre l’obiettivo del socialismo con caratteristiche cinesi, ed è un obiettivo che è stato interiorizzato dal popolo cinese, che sente il fascino del nazionalismo come tutti i popoli.

L’idea che l’economia di mercato trasformi le società e con un colpo di bacchetta magica vi porti un’ideologia capitalista occidentale necessariamente legata alla libertà di espressione è tipica di chi conosce solo il capitalismo occidentale e lo ritiene l’unico esistente: non esiste una sola forma di capitalismo al mondo, così come non esiste una sola forma di socialismo, e così come non esiste una sola forma di democrazia. Poi uno (per esempio, io) può essere convinto che quella europea sia la più evoluta, ma questo non significa che debba per questo vincere sempre, o addirittura esistere per sempre.

senti ma tu ce l’hai già la newsletter del vanz?

nel senso che se sei qui probabilmente o mi conosci, oppure ti interessava per qualunque ragione qualcosa che ho scritto, quindi può esserti utile sapere che ogni settimana pubblico roba che potrebbe interessarti.

non qui, ché i blog son morti ecc ecc, ma sulla newsletter Polpette, che puoi leggere e a cui ti puoi iscrivere qui: https://vanz.substack.com/

essa newsletter è leggibile (grazie a Substack), è sostenibile, non impegna (troppo), ogni tanto ti fa delle pare sul futuro del lavoro, sul superamento del modello capitalista novecentesco e sull’emergenza del cambiamento climatico, ma raga, d’ora in poi il dibattito è su quello.

PERO’ ci sono dentro anche tante altre cose belle, giuro.

insomma, se ti va ti registri qui, senza impegno.

(la newsletter rientra dalla pausa estiva a settembre)