Come fare una confcall o una presentazione in streaming senza fare la figura dei mentecatti

In questo periodo in cui quasi tutti lavoriamo da casa, mi capita spesso di vedere registrazioni di conference call in cui i partecipanti non hanno dedicato tempo a preparare un setup adeguato per la loro videochiamata, a progettare la propria immagine e l’inquadratura, insomma a dare un aspetto professionale al loro feed video, che andrà sugli schermi di persone piuttosto importanti: colleghi, spettatori, clienti, capi.

Persone che si faranno un’idea di chi parla in base a ciò che vedranno sul video, e saranno distratte se sullo schermo compariranno elementi inutili.

Io lavoro a casa da tempo, faccio formazione sia a distanza che in classe, e da tempo ho dovuto ragionare su “come è opportuno che mi presenti, cosa è bene che sia inquadrato dalla telecamera, e in che modo“, anche perché insegnando scopri molto presto che qualunque elemento estraneo, anomalo – o ancora peggio, in movimento – che entri in scena distrae i partecipanti, e se avviene in un feed video, quindi a distanza, spesso li sconcerta. Se ti sembra una preoccupazione eccessiva, ti garantisco che non lo è.

Magari questa esperienza può servire a qualcun altro, in un periodo in cui molti di noi che non ci sono abituati sono costretti a misurarsi con il video dal vivo, e a doversi occupare dell’immagine pubblica che ne esce.


Parleremo di tre temi principali, declinati su due casi: la conference call/webinar/tavola rotonda a più voci in cui tutti i partecipanti appaiono in video e possono parlare, e la presentazione/docenza, in cui il relatore è il protagonista dell’evento.

Gli argomenti trattati valgono in entrambi i casi, ma con alcune differenze, e sono, come anticipavo, tre:

1. la PREPARAZIONE di una postazione corretta per il video a distanza
(il software da usare, la posizione della videocamera e del soggetto, l’inquadratura, l’illuminazione naturale, lo sfondo)

2. l’ATTREZZATURA adeguata per un risultato accettabile
(la videocamera, il microfono, gli auricolari, i monitor esterni)

3. le MODALITA’ DI PRESENTAZIONE
(le posizioni corrette e il movimento del corpo e delle mani, tempi e durata dell’intervento nelle confcall aziendali)

Non ti parlo dei software di videoconferenza e delle differenze perché di solito sono scelti e imposti dall’organizzazione. Se ti capita di fare il docente o il relatore dovresti conoscere almeno i tre principali: Google Meet, Microsoft Teams e Zoom.

Qui ci concentriamo sugli aspetti che puoi controllare come relatore che partecipa a un evento online.

Se hai dubbi o integrazioni da suggerire al post puoi usare i commenti al post, o scrivermi a vanz@vanz.it


1. La PREPARAZIONE

L’idea di affrontare una presentazione o una lezione in cui si è il docente o il relatore principale senza avere una scaletta è, se lo chiedi a me, una follia.

È quindi necessario avere una presentazione nell’app che si usa abitualmente (Powerpoint su Windows o Keynote su MacOS, ma c’è anche Google Slides) le cui slide di solito saranno visibili anche ai partecipanti nell’app di streaming.

La presentazione deve essere visibile prima di tutto a noi, e queste applicazioni consentono di configurare l’interfaccia per il relatore scegliendo cosa apparirà nel suo display: la slide in proiezione, l’anticipazione della successiva, le note del relatore, il tempo trascorso.

il menu di personalizzazione del monitor secondario su Keynote per MacOS

Questo significa che oltre a uno schermo principale in cui appare la finestra dell’app di videocall, dovremo probabilmente avere un monitor esterno: ne parliamo sotto al punto 2, dedicato all’Attrezzatura.

La scaletta
Se non hai delle slide, ti servirà almeno una scaletta da seguire, in forma di punti visibili soltanto a te. Ci sono delle app che fanno da gobbo digitale, cioè fanno scorrere i talking point su uno sfondo nero. È la modalità che usano politici e relatori professionali per i discorsi lunghi.

Le trovi cercando teleprompter (for Mac or Windows). Per esempio, Cue prompter funziona in un normale browser (occhio che vanno fatte delle prove per regolare la velocità con cui scorrono le scritte).

La posizione della videocamera
La prima cosa da decidere in qualunque ripresa video è dove mettere la macchina da presa: nel nostro caso, la posizione della webcam o della videocamera esterna. Sembra una domanda stupida, e invece non lo è.

Se dai per scontato che farai lo streaming video nella posizione in cui lavori, cioè seduto comodo e ingobbito davanti al PC, io e te dobbiamo fare due chiacchiere. Le facciamo compiutamente sotto, al punto 3.

Per ora fidati di me se ti dico che, sia che usi una videocamera esterna (punto 2, Attrezzatura) o la webcam del portatile, la posizionerai all’altezza degli occhi, così da poterti inquadrare dritto negli occhi anche se eventualmente fossi in piedi, magari inclinandola leggermente.

Quindi il portatile lo appoggerei su una pila di libri, o di scatole impilate sulla scrivania.

Ignora le scritte in giapponese: la freccia verde orizzontale è la corretta altezza della webcam; la freccia verticale lo spazio di cui alzare il notebook, appoggiandolo su libri o altro

La posizione dell’illuminazione
È un’altra faccenda di cui di solito ci disinteressiamo completamente, finendo per fare la call illuminati a malapena dal bagliore bluastro e spettrale del monitor o, pure peggio, in controluce con la finestra alle spalle.

Lasciando da parte l’illuminazione professionale da studio fotografico che non è tema per questo post, l’accortezza minima è quella di mettere la fonte di illuminazione principale (che sia la finestra o una lampada) dietro la camera, oppure di tre quarti.

Se di tre quarti, l’ideale è avere una superficie riflettente sul lato opposto: una parete bianca, o un pannello riflettente per fotografi (che trovi sui siti di e-commerce a partire da 9-10€)

l’illuminazione adeguata per una ripresa di qualità prevede almeno due fonti di luce, di cui una può essere riflessa
un setup casalingo con webcam del notebook a un’altezza adatta sia da seduti che in piedi, monitor di preview, luce naturale a destra, parete bianca a sinistra e luce artificiale frontale

Lo sfondo
È un altro tema di cui non ci curiamo mai, nonostante sia probabilmente il più facile su cui lavorare. Non è affatto raro vedere trasmissioni TV con budget milionari che presentano dirette streaming dalle case di ospiti esterni in qualità video orribile, con gli intervistati orgogliosamente seduti davanti alla Billy Ikea piena di soprammobili francamente discutibili.

Ecco, le confcall che vedo in questi giorni sono così: tutti seduti davanti alle librerie di casa, e questo è sbagliato, per almeno due ragioni:

A) a nessuno frega di che libri esibisci in libreria, e i souvenir fanno tanto tinello di Fantozzi
B) gli oggetti estranei DISTRAGGONO CHI TI SEGUE

Se c’è una cosa che vorrei ti passasse di questo post è che nel video a distanza devi fare DI TUTTO perché le persone non siano distratte. Da elementi estranei, da problemi video, audio, di immagine.

E poiché le persone CERCANO istintivamente la distrazione, l’unico modo è non lasciare nulla su cui si possa concentrare la loro attenzione, se non la tua faccia che parla (non troppo vicina alla videocamera, che è un po’ inquietante).

Quindi, è assolutamente determinante uno sfondo NEUTRO: se non hai una parete vuota, vuotala. Se ci sono quadri sulla parete, toglili. Se ci sono oggetti come prese elettriche, coprile. Se non hai una parete, usa una superficie uniforme come un armadio. Se non hai una soluzione possibile, considera di comprare uno sfondo da studio fotografico, detto anche limbo, del colore di tua scelta.

In alternativa, se non temi l’effetto kitsch, con Microsoft Teams, con Skype e con Zoom (solo su un computer abbastanza potente) puoi usare gli effetti di background inclusi nel software.

Se sei in vena di giocare, ci sono gli sfondi dello studio Ghibli, gli sfondi di arte classica e moderna selezionati da Public Domain Review, o puoi simpaticamente fingere di essere a pranzo fuori grazie a questa collezione di sfondi di catene di ristoranti. su Unsplash ci sono sfondi di architettura cool, mentre a Modsy hanno ricreato in rendering gli interni degli appartamenti delle comedy TV.
qui c’è la gallery pubblica dei miei sfondi preferiti.

L’inquadratura
Anche qui, il faccione di te seduto davanti al notebook, con il grandangolo della webcam che ti deforma, non è il massimo.

Il primo e primissimo piano li eviterei, perché le facce vicine all’obiettivo sono abbastanza inquietanti (non è che siete brutti: siete solo troppo vicini).

Il mio consiglio per una presentazione o una docenza è di farla IN PIEDI (esiste un’alternativa allo stare in piedi, nell’insegnamento?), inquadrato a mezzobusto (circa un metro/metro e mezzo, a seconda del tipo di obiettivo).

L’abbigliamento
C’è bisogno che lo dica, che il tutone di felpa no? Ma anche la felpa con le scritte. In generale, anche qui l’obiettivo è evitare distrazioni.
Mettiti la cosa più semplice che indossi di solito (una camicia a tinta unita, un pullover girocollo, una giacca; per me è una t-shirt nera) ma evita elementi, particolari o colori che possano distrarre chi ti guarda.

L’attenzione del pubblico è un elemento fragile già dal vivo: in video è un filo sottilissimo che bisogna evitare di spezzare a qualunque costo.


2. L’ATTREZZATURA

La videocamera sarà la webcam del tuo computer, immagino, ma se per te è particolarmente importante la resa, e in generale se sei una persona precisa e attenta al particolare, ti consiglio di comprare a poche decine di euro una videocamera esterna che spesso ha anche microfoni integrati.
(qui trovi i modelli che ho selezionato per me).

Per un risultato più professionale, magari con l’idea di registrare l’intervento e montarlo successivamente, c’è l’opportunità di usare una seconda videocamera, posizionata di tre quarti rispetto alla prima.

Questo prevede la presenza di un mixer video, una doppia registrazione dello streaming, una successiva post-produzione con l’inserimento di titoli in grafica digitale, tutti temi di cui non ci occupiamo qui oggi, ma è una possibilità da tenere presente che richiede più risorse e preparazione, oltre a un montaggio competente.

Il microfono
Eh anche qui magari non ci avevi mai pensato ma, dalle confcall che vedi in giro, ti pare che la qualità media dell’audio sia dignitosa? Ecco, no.

Avere un buon microfono, e ancora di più un buon microfono vicino alla bocca è un elemento molto importante per la qualità del risultato finale.

Dando per scontato che quello integrato al notebook sia insufficiente, consideriamo tre tipi di microfoni:

il microfono da tavolo da videoconferenza che si usa quando più persone sono sedute attorno allo stesso computer (non è il nostro caso)

il microfono da tavolo individuale, che si usa quando una sola persona è seduta davanti al computer

microfono da tavolo Trust Gaming GXT 232

il microfono da indossare, il cosiddetto lavalier da agganciare alla camicia

Il microfono lavalier pone una questione di lunghezza del cavo e di compatibilità con l’ingresso jack in del PC

un microfono integrato nella cuffia o negli auricolari, se li indossiamo.

una cuffia bluetooth con microfono

Gli auricolari
La mia opinione è che fare le confcall con gli auricolari a filo bianchi dell‘iPhone sia una cafonata, e i microfoni sul filo degli auricolari tendono a raccogliere e amplificare qualunque suono ambientale nella stanza e anche fuori (cani, auto, qualunque suono) quindi per me è un no.

Meglio invece le cuffie da videoconferenza (o da gaming) con un microfono posizionato proprio davanti alla bocca, che sono decisamente più funzionali, per quanto di solito anche molto brutte.

Se proprio devi usare gli auricolari perché la cuffia ti fa schifo (ti capisco), almeno usa quelli bluetooth che riesci a nascondere meglio sotto ai capelli, ma se possibile sempre con un microfono esterno.

I monitor esterni
Abbiamo detto all’inizio che se dobbiamo fare una lezione o una presentazione che preveda delle slide, è necessario un monitor esterno.

Lo schermo del notebook ci servirà per tenere d’occhio gli spettatori, mentre sul monitor esterno potremo controllare quale slide è in trasmissione in quel momento, leggere le note e/o la scaletta, e vedere l’anteprima della slide successiva.

C’è addirittura chi usa due monitor esterni, per separare il gobbo dalle slide: è questione di abitudini (chiaro che per ogni monitor serve un’uscita HDMI o SVGA o VGA o quello che hai sul PC o portatile).

io ho preso questo Lenovo Thinkvision: è decente e costa poco

Il telecomando
Lo so che ti sembra già tanto per una semplice presentazione, ma se mi hai dato ascolto e stai presentando in piedi, come fai a fare avanzare le slide? Ti serve un telecomando per cambiare slide su Powerpoint o Keynote.

Io ho preso questo ma ce n’è di tutti i tipi. Tieni conto che il telecomando occupa una porta USB: se a questo punto cominci a essere a corto di porte USB (microfono, tastiera, mouse, telecomando… potrebbe servirti un hub usb).


2. LE MODALITA’ DI PRESENTAZIONE

I tempi di intervento
Qui c’è un discorso delicato da fare, che differisce in base al tipo di intervento:

Se l’evento è una lezione, ovvio che la quasi totalità del tempo, salvo eventuali domande e chiarimenti, sarà dedicata a noi in quanto docenti.

Se si tratta di una presentazione, è opportuno prevedere un Q&A alla fine, e una durata dell’intervento che sia adeguata al contenuto, magari tenendo presente che il margine di attenzione in media difficilmente supera i 15-20 minuti (ma dipende da contesto, tipo di pubblico, settore).

Se stiamo partecipando a una conference call o a una tavola rotonda con più relatori mi parrebbe il caso di tenere presente che, salvo dissertazioni scientifiche o tavole rotonde sulla filosofia tedesca, parlare per più di 3 minuti di seguito è, per quanto mi riguarda, indice di scarso rispetto per gli altri relatori, oltre a un modo quasi certo di far distrarre le persone. La televisione lo sa molto bene.

Negli eventi corali nessuno ama i lunghi monologhi, e ogni volta che parliamo a lungo nelle conference call e nelle riunioni stiamo sprecando anche il tempo di tutti i nostri colleghi, quindi stiamo attivamente danneggiando la produttività dell’azienda per soddisfare il nostro egocentrismo.

In 3 minuti si può spiegare la relatività semplice di Einstein: tutto il resto nelle maggior parte dei casi è narcisismo. Organizzare il pensiero ed essere succinti è un dovere civico e professionale.

È inoltre mia convinzione – che quasi sempre suscita indignazione quando lo dico alle aziende – che per evitare gli inevitabili sprechi di tempo che si verificano quando le persone stanno comodamente in posizione seduta, le riunioni dovrebbero effettuarsi in piedi (e senza smartphone). Quindi perché non anche le confcall?

Nella maggioranza dei casi non c’è ragione per cui una riunione operativa gestita in modo efficiente da un meeting manager duri oltre i 15-20′, un lasso di tempo che è buona norma trascorrere in piedi almeno due volte al giorno.

E così dovrebbero svolgersi una docenza o una presentazione: con il relatore in piedi, in posizione frontale alla telecamera (o alla classe) per tutta la durata dell’intervento. Se insegnare e raccontare ti appassiona, secondo me non riesci a farlo da seduto.

Il movimento e le mani
Ricapitolando: siamo in piedi, in posizione frontale a 1-2 metri dalla telecamera posizionata ad altezza degli occhi, con dietro uno sfondo neutro, vestiti in modo da non distrarre: ora finalmente possiamo dire tutte le cose che abbiamo da dire.

L’unico modo che ci resta per rovinare tutto è muoverci in modo fastidioso (avvicinarci e allontanarci, dondolarci, oscillare, passeggiare continuamente, cosa di cui ammetto di essere colpevole, e su cui devo lavorare).

L’attitudine corretta per risultare incisivi senza distrarre lo spettatore è quella di stare fermi, ben piantati sui piedi, gesticolando moderatamente solo per accentuare e sottolineare i concetti e i passaggi più importanti, alternando i movimenti delle mani (destra/sinistra, alto/basso, dentro/fuori, movimenti circolari per dare un senso di inclusione).

Un esempio di gestualità che accompagna il discorso manipolando, accarezzando, pizzicando le parole è quello di Alexandra Ocasio-Cortez che, chiaramente, ha studiato a lungo il public speaking (se parli in pubblico ti consiglio di vedere lo spezzone di video linkato).

E ora, dotati delle migliori attrezzature, delle pratiche corrette e dell’attitudine migliore, resta soltanto da preoccuparsi della parte più importante: i contenuti :)

Come vedere Amazon Prime Video sul televisore di casa con Chromecast

Attenzione: il trucco non funziona con tutti gli smartphone e le smart TV. Con i terminali Samsung per esempio sembrano esserci problemi, forse per la customizzazione di Android che Samsung mette sui suoi smartphone. Il consiglio, oltre che di acquistare solo smartphone con Android “puro”, è di comprarsi un Amazon Fire Stick, il piccolo device Amazon che consente di vedere Prime Video, che per chi è iscritto a Prime costa al momento solo 40€ e dà accesso direttamente sul televisore, con un comodo telecomando, a tutti i contenuti Prime Video.

 

Non tutti sanno che Amazon investe molto sulla produzione di contenuti video: Prime Video, l’offerta di serie TV e di film in streaming disponibili gratuitamente a chiunque abbia sottoscritto Amazon Prime, è davvero interessante. (Amazon Prime è il servizio di consegna gratuita al costo di 36€/anno).

Alcune delle migliori serie TV degli ultimi anni, come Transparent o This is US, sono disponibili solo su Prime Video.

Purtroppo, per scelte distributive (il lock-in su piattaforme e device che tutti i player sul mercato della distribuzione dei contenuti tendono a voler controllare) queste serie e film sono visibili quasi esclusivamente tramite le app per smartphone e tablet – anche se alcune smart TV recenti hanno l’app Amazon Prime. Per poterle guardare sul televisore di casa solitamente è necessario acquistare un Fire Stick, il media player proprietario di Amazon.

C’è però un modo di vedere i contenuti Prime Video sul TV se si ha una Chromecast, device piuttosto diffuso in Italia. Per farlo è sufficiente installare sul proprio smartphone/tablet Android l’app di Prime video, poi andare su Google Home e cliccare su “Trasmetti schermo e audio“, scegliendo di trasmetterli sulla Chromecast (naturalmente già connessa alla stessa rete wi-fi a cui è collegato lo smartphone).

 

 

Inaspettatamente non c’è lag di audio o video: si vede e sente tutto benissimo, compresi i sottotitoli. C’è però un inconveniente: se il display dello smartphone va in standby, la connessione salta. Il display deve sempre restare acceso.

Per ovviare all’inconveniente senza dover modificare tutte le volte le impostazioni di Android, io ho installato Tasker, un softwarino leggero e potente, sul quale è possibile impostare regole basate sulle azioni che è possibile eseguire in Android e sulle app installate.

Impostando una semplice regola (detta “profilo“) che dice “quando faccio partire Prime Video, tieni acceso il display per il tempo che ti dico“, ogni volta che inizio un episodio su Amazon Prime, Tasker mi tiene il display acceso per 4 ore. Ovviamente con lo smartphone collegato all’alimentatore, se no ciao.

 

Buone ragioni per andare alla Molo Street Parade e cose da fare quando sei là

Beh, la Molo Street Parade è un affare strano, perché pensi che sia un concerto e la affronti come tale, però quando ci arrivi scopri che non è un evento ma un processo, un nastro di possibilità che costringe a esplorazioni e scelte, come quando vai al bar e c’è la vetrina dei cornetti che non sai mai se dentro c’è la marmellata o la Nutella.

In un un serpentone di DJ set suonati a bordo di 12 pescherecci lungo un chilometro di porto c’è sempre qualcosa che – lo senti – sta succedendo da un’altra parte, il che all’inizio ti spiazza e ti costringe a spostarti continuamente da una barca all’altra. Presto sei sudato come un russo e capisci che non è la strategia migliore. Poi a un certo punto intuisci più o meno la zona in cui ti piace stare e diventi stanziale – anche perché dalle 22 in poi la ressa è tale che scordati di poter andare da qualunque parte.

Ma la Molo non è solo stare davanti a una barca a ballare, ci sono un sacco di altre cose che si possono fare, soprattutto se ci vai presto e la vivi come un’intera giornata invece che solo una serata.

Per esempio ti può capitare di girare nel piazzale del porto molto presto nel pomeriggio, quando i tecnici montano e provano i sound system e i baristi preparano i chioschi. Lì, oltre all’incognita di improvvise bordate di pura violenza sonora che ti fanno la riga ai capelli, può capitarti di fare quattro chiacchiere con la gente che lavora, il che è sempre interessante. E si sa che dove c’è gente che lavora è pieno di umarelli in bicicletta che guardano e fanno commenti. Anche con loro c’è sempre da far chiacchiere, e non si fanno certo pregare per raccontarti le robe dei loro tempi.

Però puoi anche prendertela comoda e sederti sulla spiaggia libera – o sederti al bar del porto a prendere un aperitivo – ascoltando in sottofondo la musica di intrattenimento che le barche suonano nel tardo pomeriggio. Oppure fare la cosa più classica del porto di Rimini: l’aperitivo con la posta del sol al Rock Island.

Poi la Ruota, naturalmente. Che non sarà l’idea originale del decennio, ma ha rappresentato da subito un punto di riferimento fondamentale nella skyline bassa e uniforme di Marina Centro. Almeno una volta, lo sanno tutti, un giro sulla ruota va fatto, e la Molo Street Parade è una delle migliori occasioni per farlo. Consigliato il tramonto per romanticismo, o il momento di massima affluenza (dalle 22 in poi) per godere della vista dall’alto dei serpentoni di gente che si allungano sul lungomare e su via Destra del Porto.

Ovviamente mangiare la piadina con i sardoni, che senza godi solo a metà? Anche solo per vedere quelle decine di metri di griglie sfrigolanti e il fumo unto e azzurrino di cottura del pesce azzurro che si alza lentamente nella luce del tramonto, che sembra di stare in Apocalypse Now, e il tutto evoca un girone dantesco. Hell’s Kitchen.

Cuoche e pescatori, poi, sono un concentrato di romagnolità che vale da solo il viaggio. Soprattutto in quell’oretta prima di cena in cui i pescatori scaldano le griglie, preparano i sardoni, bevono vino, e le azdore cuociono le piade e preparano i contorni e i piatti, e si sfottono a vicenda in romagnolo stretto da una parte all’altra della strada.

I tecnici del suono e i paraphernalia del live. I palchi, le console, i macbook, le tastiere e i mixer, le strutture per le luci, gli impianti del CO2 per i fumi, tutta l’attrezzatura tecnologica e meccanica dei DJ set che viene issata a bordo, montata e provata a due metri da te per la gioia degli umarelli e dei fan di Come è fatto.

I volontari delle ambulanze, che sono presenti ma non li noti mai, che sono pronti a qualunque evenienza però sperano di non dover fare niente per tutta la sera. Ma ci sono, stanno in piedi in un angolo e stanno sobri per noi.

Ma anche i DJ, le star della serata che alla fine sono quelli che fanno ballare, la ragione originale per cui siamo qui, che mettono in prima linea la loro professionalità e spesso aprono per altri più famosi, sotto al sole, coi display in piena luce e in condizioni di lavoro decisamente non ottimali.

Ma soprattutto, perdonate la nota sentimentale, tutti voi e tutti noi, a chi viene per ballare e a chi viene per baciarsi, a chi capita quasi per caso con la famiglia o gli amici al pomeriggio per fare un giro in bici sulla ciclabile, poi finisce per fermarsi a cenare a piada e sardoni e sedersi sul muretto a bere birra e godersi il tramonto e finisce a ballare fino all’una di notte, e torna a casa stanco, sudato e forse un po’ più felice.

A chi fa tutto questo e sta sereno.

 

Stai sereno alla Molo Street Parade

Vedi tutte le foto della Molo Street Parade nella gallery su Google+

La Molo Street Parade è al Porto di Rimini, sabato 28 giugno, dalle 18 all’1.

 

La guida alla depilazione maschile del vanz

Un classico ora ripubblicato su Slideshare:

Perché depilarsi: 6 buone ragioni

1. Si suda meno, quindi si puzza meno (sì, uomini: puzziamo).

2. Ci si sente più freschi, più puliti, persino più tonici.

3. La prima volta che ci si strofina addosso al(la) partner, essa/o dice “oh, però!”.

4. Sesso e autoerotismo migliorano. Purtroppo il maschietto italiano eterosessuale medio tende a preoccuparsi un po’ poco del piacere tattile della propria partner sessuale. E probabilmente anche del proprio.

5. Riducendo l’attrito, la depilazione favorisce la pratica di diversi sport e il massaggio. Non a caso è di rigore nel ciclismo e nel nuoto.

6. E’ un gioco che se fatto insieme al/la partner alimenta le fantasie e garantisce ore di allegro divertimento a sfondo sessuale (inoltre, per alcune parti del corpo fa comodo avere un aiuto).

 

Leggi tutta la guida alla depilazione maschile del vanz su Slideshare.

 

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