il cinema del contagio

in tempi di pandemia ci sono di solito almeno tre correnti di pensiero: il negazionismo (“è solo un’influenza“), la scaramanzia (“non voglio ansia quindi non voglio pensarci“), il razionalismo informato (“è una cosa nuova, capendola ne usciremo“).

[poi vabbé c’è l’apocalittismo (“ce lo siamo cercati“, “io sapevo che saremmo morti tutti” “è una condanna divina“) ma quello è una psicopatologia sociale]

uno degli strumenti più preziosi per coltivare il razionalismo informato è la fiction di epidemia, che attraverso letteratura e cinema non solo ci racconta le paure collettive permettendoci così di esorcizzarle, ma ci dà un affresco delle reazioni umane all’ignoto, aiutandoci a capire gli altri, e sia l’empatia emozionale che la comprensione razionale delle emozioni altrui sono qualità importanti in tempi di difficoltà.

della letteratura di pandemia ho già parlato nella newsletter Polpette, citando poche opere più meno significative: da Andromeda di Michael Crichton a Cecità di José Saramago fino all’ovvio La peste di Albert Camus.

oggi voglio invece parlare di cinema, con un elenco di film che o trattano l’epidemia come punto centrale del plot, oppure la usano come premessa e espediente narrativo per raccontarci altro, per esempio le relazioni umane in tempi di emergenza, che è spesso il nucleo narrativo del cinema zombie classico, che non racconta gli zombie ma le dinamiche tra le persone non infette circondate dagli zombie.

identifico tre generi cinematografici: il cinema di epidemia vera e propria, in cui il contagio è al centro della trama, il cinema zombie che usa l’epidemia come giustificazione razionale del fenomeno (che altrimenti son sarebbe credibile), il cinema del contagio come scenario in cui raccontare altre cose – per esempio dinamiche socio-politiche e culturali come il terrore del diverso, la condanna del tecnocapitalismo, o fare del buon vecchio action-horror fine a sé stesso).

(le distinzioni naturalmente sono sfumate e imperfette, non è affatto una lista completa, e non v’è alcun dubbio che alcuni di questi siano oggettivamente parecchio brutti).



– Il cinema di epidemia –

Contagion di Steven Soderbergh (su Infinity, su Chili a 2,99€)

The Andromeda Strain (Andromeda) di Robert Wise da Michael Crichton (su Chili a 2,99€, 3,99€ su YouTube o Google Play Movies)

Outbreak (Virus letale) di Wolfgang Petersen (su Chili a 2,99€, 3,99€ su Google Play Movies, iTunes, TIMvision)

Blindness (Cecità) di Fernando Meirelles da José Saramago

Doomsday di Neil Marshall (su Chili a 2,99€)

The Happening (E venne il giorno) di M. Night Shyamalan (su Chili e TIMvision a 2,99€, 3,99€ su Google Play Movies, iTunes)

Mimic di Guillermo del Toro (su Google Play Movies a 2,99€, su iTunes a 3,99€)

Pontypool di Bruce McDonald

The Bay di Barry Levinson (su Chili a 5,99€, su Google Play Movies a 2,99€, su iTunes a 3,99€)

Flu di Sung-su Kim (su Chili a 2,99€)

Infection di Masayuki Ochiai

Deranged di Jeong-woo Park

Mayhem di Joe Lynch

Carriers di David Pastor, Àlex Pastor (su Chili a 2,99€)

The Last Days di David Pastor, Àlex Pastor (su Chili a 2,99€)

Patient Zero di Stefan Ruzowitzky (su Chili a 9,99€, su iTunes a 6,99€)

Virus di John Bruno

The War of Gene di Frank Pinnock

AntiVirus di Alon Newman



il cinema zombie

The Crazies (La città verrà distrutta all’alba) di George Romero + remake The Crazies di Breck Eisner (su Chili a 2,99€)

Train to Busan di Sang-ho Yeon

Dawn of the Dead (Zombi) di George Romero (su Prime Video, su Timvision a 2,99€, su iTunes a 3,99€) e remake Dawn of the Dead di Zack Snyder (su Chili a 2,99€)

Rabid di David Cronenberg (su Rakuten TV a 2,99€)

World War Z di Marc Forster (su Netflix, Inifinity, su Google Play Movies a 2,99€, su iTunes a 3,99€)

28 Days Later di Danny Boyle (su Chili a 3,99€)
28 Weeks Later di Juan Carlos Fresnadillo (su Chili a 2,99€)

La nuit a dévoré le monde (La notte ha divorato il mondo) di Dominique Rocher (su Chili a 9,99€)

Ravenous (I famelici) di Robin Aubert (su Netflix)

The Cured di David Freyne (su Chili a 3,99€, su Google Play Movies a 3,99€, su iTunes a 2,99€)

It Stains the Sands Red (Deserto rosso sangue) di Colin Minihan (su Chili a 3,99€, su Google Play Movies a 3,99€, su iTunes a 4,99€)

The Returned di Manuel Carbal



il contagio come scenario –

Twelve Monkeys (L’esercito delle 12 scimmie) di Terry Gilliam (su Chili a 2,99€, su Google Play Movies a 3,99€, su iTunes a 3,99€)

Invasion of the Body Snatchers (L’invasione degli ultracorpi) di Don Siegel + Invasion of the Body Snatchers (Terrore dallo spazio profondo) di Philip Kaufman (su iTunes a 3,99€) + Body Snatchers (Ultracorpi – L’invasione continua) di Abel Ferrara (su Chili a 2,99€) + The Invasion di Oliver Hirschbiegelul (su Chili a 2,99€)

The Last Man on Earth (L’ultimo uomo della Terra) di Ubaldo Ragona (su Chili a 2,99€) + The Omega Man (1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra) di Boris Sagal (su Chili a 2,99€) + I Am Legend (Io sono leggenda) di Francis Lawrence (da Richard Matheson) (su Prime Video, su Chili a 2,99€, su Google Play Movies a 3,99€, su iTunes a 3,99€)

Children of Men (I figli degli uomini) di Alfonso Cuarón (su Chili a 2,99€, su Google Play Movies a 3,99€, su iTunes a 3,99€

Code 46 (Codice 46) di Michael Winterbottom

The Cassandra Crossing di George P. Cosmatos (su Sky Go, su Chili a 2,99€)

Resident Evil di Paul W.S. Anderson (su Netflix, su Chili a 8,99€, su Google Play Movies a 11,99€, su iTunes a 7,99€)

10 Cloverfield Lane di Dan Trachtenberg (su Chili a 2,99€, su Google Play Movies a 2,99€, su iTunes a 3,99€)

The Book of Eli di the Hughes Brothers (su Netflix, su Chili a 2,99€ su Google Play Movies a 2,99€, su iTunes a 3,99€)

Cargo di Ben Howling, Yolanda Ramke (su Netflix)

Dreamcatcher (L’acchiappasogni ) di Lawrence Kasdan (su Netflix, su Chili a 2,99€, su Google Play Movies a 3,99€, su iTunes a 3,99€)

Daybreakers di The Spierig Brothers

lt comes at night di Trey Edward Shults (su Chili a 3,99€, su Google Play Movies a 3,99€, su iTunes a 3,99€)

The Thaw di Mark A. Lewis (su Prime Video)

Cabin Fever di Eli Roth (su Sky Go, su Chili a 2,99€)

[Rec] + [Rec] 2 di Jaume Balagueró + remake Quarantine di John Erick Dowdle

Afflicted di Derek Lee, Clif Prowse

Pandorum di Christian Alvart


– l’apocalisse come scenario –

Melancholia di Lars von Trier (su Prime Video, su Chili e Google Play a 2,99€, su iTunes a 0,99€ )

Take shelter di Jeff Nichols (su Chili a 2,99€)

Interceptor (Mad max) di George Miller (su Netflix, su Chili a 2,99€, su Play Movies e iTunes a 3,99€) e tutti i séguiti (Mad max 2, Beyond thunderdome, Fury road)

(ce ne sono tantissimi altri, è velleitario persino pensare di fare questa sezione)



☳ Polpette 46

Polpette è una newsletter settimanale sul cambiamento, incentrata sull’emergenza climatica, l’avvento della piena automazione, il secolo dell’Asia, le nuove tecnologie. Ma anche letteratura, cinema, una ricetta di polpette e un gadget alla settimana. Polpette esce alla domenica pomeriggio. Ti iscrivi gratis a vanz.substack.com e se ti piace la diffondi su twitter, facebook o linkedin (grazie)


per quanto il tasso di mortalità di 2019-nCoV sia per fortuna bassino, e chi è in buona salute probabilmente non abbia troppo da temere, visitare lo Hubei, la regione di Wuhan, in queste settimane purtroppo non è possibile.

possiamo però, un po’ per curiosità e un po’ per solidarietà, farci in casa le polpette dello Hubei! che sono polpette mari e monti, cioè composte di carne e pesce, e secondo gli abitanti dello Hubei “sono le migliori che ci siano”.

ma non è tutto! sono anche più famose le polpette di riso glutinoso dello Hubei (dette pearl meatballs), fatte con lo sticky rice!*

(*lo sticky rice è una ricetta thailandese: si tratta di un riso particolarmente appiccicoso imbevuto di latte di cocco e, servito insieme al mango fresco, è una roba che mammamia).


여기는주의 미트볼입니다:

ecco le Polpette di oggi è scritto in coreano, perché anche la Corea del Nord ha il suo contagiato, ed entra quindi nella modernità.

– microbescope: la mappa interattiva dei virus

– la Città Proibita come non te l’hanno mai raccontata

– i film più interessanti del Sundance sono diretti da donne?

– maschio, guarda il comportamento predatorio e sentiti a disagio 

– come imparare ad ascoltare gli altri e perché è così importante

– Coronavirus Wuhan diary: Living alone in a city gone quiet

– come è il sole da DAVVERO vicino?

– da dove comincio a leggere la letteratura cinese?

– è stata una AI a ipotizzare per prima l’esistenza del nuovo coronavirus

– il sondaggio di gradimento del manageriato

– vuoi vedere l’Islanda? ci pensano i Sigur Rós

– i prodottini del vanz: la biancheria da letto in bambù (wot?)


microbescope: la mappa interattiva dei virus

è una figata, in questi tempi, il grafico interattivo che mappa tutti i virus e i batteri pericolosi per l’uomo in base alle due qualità più importanti (per noi umani) di un virus: la letalità e la facilità di diffusione.

selezionando per virus/airborne si capisce perché fino almeno alla mia generazione ci hanno tutti vaccinati per il vaiolo. e che con l’aviaria l’abbiamo scampata bella.

(NB: se arriva qualcosa con trasmissione aerea che sta nei due quadranti in alto a destra, siamo probabilmente fottuti)


(tra mancato contenimento dell’epidemia e morte del medico che aveva denunciato ed era stato punito, Bill Bishop su Sinocism sostiene che il contratto sociale tra Partito e Popolo cinese sia oggi in discussione più di quanto sia mai successo negli ultimi decenni. poiché la stabilità del sistema dipende da questo contratto sociale, forse, finito tutto, Xi dovrà chiedere scusa?)


la Città Proibita come non te l’hanno mai raccontata

costruita tra il 1406 e il 1420, fu il palazzo imperiale delle dinastie Ming e Qing e centro cerimoniale e politico del governo cinese. copre 72 ettari nel centro di Pechino e ha 4 porte di accesso, una delle quali dà su piazza Tiananmen, con un bel ritrattone del Grande Timoniere.

tutto quello che desideri sapere sulla Città Proibita te lo racconta visivamente questo speciale infografico di China Morning Post.


per The Atlantic i film più interessanti del Sundance sono diretti da donne

anche a me capita sempre più spesso che “I realized I had yet to watch a film directed by a man“. mi è successo di recente con le mostre che ho visto a Helsinki quest’anno. non so che conclusione trarre se non che forse finalmente il soffitto di cristallo si sta sgretolando (e se è così, a quale singolo evento possiamo attribuire il merito, se non il #metoo?) (negli USA, ovviamente, ché da noi è roba diversa).

del cinema indie femminile al Sundance parla questo pezzo, poi potrai fare del tuo meglio per recuperare Zola di Janicza Bravo, Never Rarely Sometimes Always di Eliza Hittman e Dick Johnson Is Dead di Kirsten Johnson, consigliati da The Atlantic.


ecco cos’è il comportamento predatorio: guarda e sii a disagio

se una serie TV è ambientata in uno studio televisivo è difficile che riesca a sfuggirmi, ma raramente vedo cose importanti quanto l’episodio 8 di una ottima serie TV intitolata The Morning show (grazie, Spiff), ambientata negli studi di un programma di news negli USA durante la stagione del #metoo.

l’ottavo episodio della prima stagione è una roba che tutti i maschi dovrebbero vedere, perché è la rappresentazione di cosa sia il comportamento predatorio: di come la sopraffazione non sia quasi mai violenta ma gradualmente persuasoria, di come si avvantaggi di dinamiche di potere, di come sia necessario capire dove sta la linea tra un atto consensuale e uno psicologicamente forzato, e di come il sistema copra questi comportamenti.

The Morning Showè solo su Apple TV ma puoi vederlo a sbafo, se vuoi, prendendotene le responsabilità (e finché dura) nel primo risultato di questa ricerca su Duckduckgo.

in The Morning Show Jennifer Aniston fa un lavorone, il personaggio più positivo è interpretato da Reese Witherspoon, ma Cory Ellison, il megamanager amante della disruption e del caos creativo interpretato da Billy Crudup, è il mio nuovo personaggio maschile preferito.


perché è così importante imparare ad ascoltare gli altri

It’s rare that people don’t interrupt and shift conversation to themselves.

In many ways, we have been conditioned not to listen. Online and in person, it’s all about defining yourself and shaping the narrative. 

But listening is arguably more valuable than speaking. It is by listening that we connect, comprehend, co-operate, empathise and develop as human beings.

Listening means paying attention to how people say what, and what they do while they are saying it, in what context, and how what they say resonates within you.

Listening starts with an openness and willingness to truly follow another person’s story without presumption or getting sidetracked by what’s going on in your own head.

Everyone is interesting if you ask the right questions. If someone seems dull or uninteresting, it’s on you. 

The more people you listen to, the more aspects of humanity you will recognise and the better your judgements, instincts and intuitions.

Sul Guardian.


Coronavirus Wuhan diary: living alone in a city gone quiet

leggere i racconti delle persone in mezzo ai guai fa spesso uno sgradevole effetto di voyeurismo, ma questo breve diario di Guo Jing da Wuhan ha una notevole efficacia, nel sintetico pragmatismo tipico della narrazione cinese. come si vive in una città in quarantena.

qui invece il racconto di Jane Zhang, giornalista professionista, per il South China Post.


come è il sole da DAVVERO vicino?

woah. grosso. giallo. caldo. turbolento. stranamente cellulare.


“da dove comincio con la letteratura cinese?”

la Cina (中国, “Zhōngguó“, letteralmente “Regno di mezzo“) è una nazione di un miliardo e mezzo di abitanti con qualcosa come 4.500 anni di storia: non mi puoi fare ‘sta domanda. ti posso però dire che nel 2019 io ho letto:

La montagna dell’anima di Gao Xingjian, Nobel per la letteratura nel 2000
(670 pagine, ma che van giù come l’acqua, ottimamente tradotte da Mirella Fratamico)

China in ten words e Il settimo giorno di Yu Hua, “cresciuto nel complesso ospedaliero di Haiyan, proprio davanti all’obitorio”.

A modo nostro di Chen He, attore di serie Tv rosa cinesi.

Beijing story di Tonghzi, pseudonimo di anonimo, un raro caso di letteratura gay in Cina.

Il paese dell’alcol di Mo Yan, Nobel per la letteratura 2012

(oltre a tutto Liu Cixin, che però è fantascienza, ma è la più bella sorpresa di fantascienza da molti anni).


è stata una AI a ipotizzare per prima l’esistenza del nuovo coronavirus

qui c’è la storia, raccontata da Wired
, di come BlueDot, un software di AI canadese, abbia per primo lanciato l’allarme su 2019-nCoV.

BlueDot è addestrato ad analizzare in machine learning i segnali della comparsa di un virus attraverso l’analisi di grandi quantità di fonti (news, paper, comunicati ufficiali). analizzando anche i dati sui biglietti aerei è riuscito a prevedere dove sarebbe “saltato” il virus (Bangkok, Taipei e Tokyo).

una evidente dimostrazione di come i big data possano aiutarci a prevenire i disastri che gli umani non sanno prevedere perché non hanno modo di processare e dare un senso a enormi quantità di dati apparentemente irrilevanti.



il sondaggio di gradimento del manageriato

ovvero le domande che secondo Google dovresti mettere nel sondaggio per valutare le tue qualità come managergood luck.



vuoi vedere l’Islanda? ci pensano i Sigur Rós

un tour delle strade costiere islandesi di 1.332 km, girato in soggettiva.
colonna sonora: una versione di 9 ore di Óveður.


l’arrivo di un treno in HD 4K

qualcuno ha fatto l’upscale in 4K del superclassico corto L’Arrivée d’un train à La Ciotat dei Fratelli Lumière del 1985 (che no, non è la prima pellicola della storia del cinema) ed è impressionante. fino a poco fa aumentare la risoluzione di un filmato non sembrava possibile poiché non si riusciva a aggiungere informazioni che non erano presenti in origine.

oggi riusciamo a (spiegazione cialtrona) addestrare una rete neurale a tirare a indovinare le informazioni mancanti, premiandola quando le azzecca giuste.

l’autore: “Some articles they are crediting me for having done something unique, but in my opinion this is unfair. Anyone can repeat this process with algorithms that are currently published on Github; all of them are in the video description“.


poi l’hanno anche colorato


il risultato è impressionante se paragonato all’originale non aumentato


i prodottini del vanz: la biancheria da letto in bambù

oh io queste non le ho provate anche perché costicchiano, ma dice che se non dormi nelle lenzuola di bambù non sei nessuno. e io che ero ancora fermo al cotone egiziano.

poi, se soffri d’ansia o semplicemente ti piace, c’è anche la “coperta ponderata“, che ti pesa addosso, da 7 fino a 30 chili. sembra paradossale ma pare che il peso addosso (ovvero la “terapia di stimolazione a pressione profonda”) dia conforto agli ansiosi. e anche a molti altri, pare.


desperate times, desperate behaviors


e poi vabbé, questo. che è persino troppo.

https://youtu.be/AnhzGUcENWo

immagine della testata disegnata da olllikeballoon

la scrittura di questa newsletter avviene abitualmente in modalità carbon-free, con il 100% di energia rinnovabile e socialmente sostenibile fornita da ènostra.

il problema del troppo lavoro non si risolve lavorando di più

la teoria di economia ambientale detta Paradosso di Jevons afferma che

aumentare l’efficienza di una risorsa fa aumentare il consumo di quella risorsa.

per quanto controintuitiva, è la ragione per cui è dimostrato che costruendo nuove strade o nuovi parcheggi il traffico non diminuisce ma aumenta: la disponibilità di più strade, di più parcheggi, induce nuova domanda.

se applichiamo il Paradosso di Jevons alle dinamiche professionali, dove la risorsa in questione è il nostro tempo, otteniamo una spiegazione del perché in un’organizzazione complessa lavorare con efficienza non fa finire prima il nostro lavoro, ma attira solo nuovo lavoro (più mail, più riunioni, più richieste di aiuto da parte dei colleghi meno efficienti).

questo avviene complice il fatto che le persone tendono a non lavorare in ottimizzazione dei tempi, ma a occupare tutto il tempo disponibile per lo svolgimento di un dato compito, spesso riempiendolo con telefonate e riunioni superflue, procrastinazioni e incertezze inutili.

Il lavoro si espande fino a riempire tutto il tempo disponibile per il suo completamento
(Parkinson’s Law)

se all’aumento delle richieste si risponde aumentando la disponibilità del proprio tempo, può instaurarsi un circolo vizioso che genera una crescente sensazione di sopraffazione, l’incapacità di darsi priorità, fino al blocco psicologico con ansia, insonnia, eccetera.


come ridurre le disponibilità e mettere i paletti

spiega Oliver Burkman sul Guardian (qui in italiano su Internazionale) che la soluzione del paradosso spesso è ridurre la disponibilità della risorsa invece di, come sembrerebbe logico, aumentarla.

allargare le strade attira più veicoli, ma riducendole e rallentandole la domanda diminuisce: dopo un periodo di assestamento iniziale le persone cercano percorsi più efficienti e il traffico torna normale.

poiché negarsi sul lavoro non è socialmente né professionalmente accettabile, il modo sostenibile di disincentivare la crescita incontrollata delle richieste è mettere dei paletti.

fissare dei limiti alle ore di straordinario, al tempo che si dedica alla mail, alla disponibilità del proprio tempo che si dà ai colleghi: in questo modo essi comprenderanno che il nostro tempo non è una risorsa infinita ma opera in regime di scarsità, e saranno costretti a a imparare a usarlo meglio.

Stowe Boyd, per esempio, tiene occupati a calendario tutti i lunedì e i venerdì con impegni ipotetici, per avere due volte a settimana tempi di lavoro ininterrotti.

(Don’t tell anyone, or that won’t work, because the only acceptable excuse for not accepting a call or meeting is that you’re already booked for a call or meeting. Your time is not your own.)


sul tema di come definire i paletti nella gestione dei tempi di lavoro, Cal Newport spiega nel suo libro Deep work che un buon modo per bloccare il circolo vizioso è adottare il criterio della “produttività a orario fisso”.

prima di tutto imparando a non sacrificare a telefono, mail, riunioni, il tempo necessario di concentrazione, perché la possibilità di lavorare in concentrazione è quello che rende possibile tutto il resto. occuparsi di una cosa alla volta senza interruzioni ci permette di essere efficaci ed efficienti, quindi nell’economia della settimana libera tempo, non lo sottrae.

questo si ottiene educando i colleghi a buone pratiche, come usare la mail invece del telefono, non fare improvvisate ma prendere appuntamenti, far precedere ogni riunione da una scaletta con un massimo di 5 punti da seguire rigidamente (fondamentale che ogni riunione abbia una meeting manager designata). un paletto efficace quanto sgradito, ma è proprio quello il punto, è organizzare riunioni in piedi, come disincentivo a tirarle per le lunghe.

naturalmente questo prevede che i team con cui lavori siano dotati di sistemi gestionali di comunicazione e pianificazione di gruppo (project management con appointment e calendari condivisi, chat di gruppo per sostituire la mail, tool di conference call per evitare riunioni fisiche)

inoltre, per poter lavorare senza interruzioni non pianificate sono necessarie condizioni di lavoro adatte: un ragionevole silenzio – anche artificiale, grazie alle tecnologie di eliminazione del rumore – e uno spazio in cui non siamo disturbati, grazie ai paletti di cui sopra.

per fare un esempio, una giornata potrebbe essere costruita in slot di mezze ore in cui si lavora in concentrazione, alternati da slot di 15′ in cui si legge e risponde alla mail, slot in cui si fanno telefonate della durata massima di 10′, slot dedicati a riunioni o confcall operative della durata massima di 20′, slot di 10′ dedicati alle singole persone, evitando che ciascuna di queste attività si sovrapponga a un’altra.

le eccezioni devono essere comunicate e sottolineate come tali, per non diventare la norma. devi fargliele pesare, insomma. anche se tra colleghi spesso la colpevolizzazione non ha alcun effetto, perché c’è la nozione, errata o furbetta, che qualunque deviazione dalle best practice sia per il bene supremo dell’azienda. (è quasi sempre per pigrizia o incapacità)

i paletti devono essere equi ma fermi, come nel caso di un noto manager che alloca a ogni collega e ai suoi progetti un monte ore settimanale: quando il collega lo ha esaurito, deve aspettare il lunedì successivo per potergli parlare.

riunioni in piedi e monte ore individuale sono misure eccessive? può darsi, ma non è eccessivo lavorare male per troppe interruzioni, e sacrificare il tempo privato abbassando la produttività sul lavoro e la qualità della propria vita?

le riunioni in piedi sono impopolari, ma lavorare male no?

I’m old enough to remember when people just presumed that as China opened the door to trade and popular culture it would slowly turn into the west. But it has its own self-confidence, and it’s such a big market that it can demand and get global companies to conform to its own sensitivities, certainly locally and increasingly outside China as well”
(Benedict Evans)

L’obiettivo della Cina è sempre stata la riannessione di Hong Kong e Taiwan, le cui parziali indipendenze la Cina ha sempre accettato obtorto collo. Ora che è forse la prima potenza mondiale, la Cina torna con decisione su questi obiettivi, localmente con l’autorità e probabilmente la violenza, all’estero con la leva delle sanzioni, come dimostrano i ricatti a NBA e Apple delle ultime settimane.

Sul Tibet neanche a parlarne: è strategico per il controllo militare dell’Himalaya e nel giro di qualche generazione sarà quasi completamente cinesizzato, e lo stesso vale per lo Xinjiang dell’etnia islamica uigura.

Tutto ciò però è possibile perché è fatto con il pieno appoggio della grande maggioranza del popolo cinese e, attenzione, non solo per un’adesione forzata a un regime autoritario se non dittatoriale, ma perché un popolo unito in un territorio unito con un’economia dominante e un esercito potente che controlli terra, cieli e mari è da sempre l’obiettivo del socialismo con caratteristiche cinesi, ed è un obiettivo che è stato interiorizzato dal popolo cinese, che sente il fascino del nazionalismo come tutti i popoli.

L’idea che l’economia di mercato trasformi le società e con un colpo di bacchetta magica vi porti un’ideologia capitalista occidentale necessariamente legata alla libertà di espressione è tipica di chi conosce solo il capitalismo occidentale e lo ritiene l’unico esistente: non esiste una sola forma di capitalismo al mondo, così come non esiste una sola forma di socialismo, e così come non esiste una sola forma di democrazia. Poi uno (per esempio, io) può essere convinto che quella europea sia la più evoluta, ma questo non significa che debba per questo vincere sempre, o addirittura esistere per sempre.

senti ma tu ce l’hai già la newsletter del vanz?

nel senso che se sei qui probabilmente o mi conosci, oppure ti interessava per qualunque ragione qualcosa che ho scritto, quindi può esserti utile sapere che ogni settimana pubblico roba che potrebbe interessarti.

non qui, ché i blog son morti ecc ecc, ma sulla newsletter Polpette, che puoi leggere e a cui ti puoi iscrivere qui: https://vanz.substack.com/

essa newsletter è leggibile (grazie a Substack), è sostenibile, non impegna (troppo), ogni tanto ti fa delle pare sul futuro del lavoro, sul superamento del modello capitalista novecentesco e sull’emergenza del cambiamento climatico, ma raga, d’ora in poi il dibattito è su quello.

PERO’ ci sono dentro anche tante altre cose belle, giuro.

insomma, se ti va ti registri qui, senza impegno.

(la newsletter rientra dalla pausa estiva a settembre)

cosa sta succedendo nel cielo sopra le nostre teste

è una roba che per molti è pallosa (ok, comprensibile), per moltissimi poco interessante (e questo mi sorprende parecchio), ma sarebbe importante capirla. 

succede che, lo sappiamo, i gas emessi nell’atmosfera dalla rivoluzione industriale in poi si sono accumulati nell’atmosfera, trattenendovi il calore del sole (come in una serra). questo ha gradualmente reso l’aria più calda, in modo particolare ai poli. 

la bolla di calore formatasi sull’Artico si è espansa verso sud, andando a interferire con la corrente a getto (il jet stream) boreale, un flusso d’aria costante che serpeggia da ovest a est e funziona, tra le varie cose, da regolatore del meteo, trasportando le perturbazioni lungo il loro flusso.

il calore che scende dall’artico disturba il jet stream amplificandone o rallentandone le anse, tanto da fargli prendere la forma di un’onda, detta onda di Rossby. i picchi di questa onda sono sempre più frequenti ed estesi, mentre in altri momenti tendono ad annullarsi.

l’energia immessa nel sistema dal riscaldamento dell’aria contribuisce a rendere le temperature sempre più estreme e i fenomeni meteo sempre più violenti, la frequenza delle onde del jet stream trasporta queste perturbazioni in modo sempre più rapido, improvviso, imprevedibile.

il picco dell’onda si porta dietro le temperature fredde quando scende da nord verso sud, quelle calde quando sale da sud verso nord, oppure tiene una situazione meteo (per esempio una siccità) ferma molto più a lungo che in passato.

cosa può accadere se la frequenza dell’onda del jet stream continua ad alterarsi?

per esempio che l’alternanza di fenomeni estremi acceleri ancora, rendendo il meteo violentissimo e continuamente mutevole e ingestibile. e questo è il male minore.

il rischio maggiore è che il jet stream si fermi, e di conseguenza si arresti la corrente del Golfo, che dipende dal jet stream. cosa succeda in quel caso nessuno lo sa, ma l’ultima volta che è accaduto è arrivata un’era glaciale e si poteva andare a piedi dalla Gran Bretagna all’Europa continentale.

non è chiaro in quali altri modi fondamentali il jet stream sia necessario per la vita umana, ma sono probabilmente molti.

https://www.nbcnews.com/mach/science/strange-wavy-jet-stream-blasting-europe-heat-scientists-say-could-ncna1024826

la cosa la spiegano meglio qui NBC news e qui The Independent.

per chi capisce il linguaggio della scienza, qui c’è lo studio che ha suonato l’allarme.

come tradurre automaticamente in italiano la pagina di un sito, con un solo click, grazie a Google Translate

poiché c’è gente che mi dice eh ma posti solo roba in inglese, si vedere che pur non essendo una cosa nuova, molti non sanno che Google Translate permette di tradurre automaticamente le pagine web con un click, addirittura mantenendone l’impianto grafico originale (non sempre).

per farlo basta installare l’estensione Google Translate sul browser

Google Translate per Chrome o Brave
Google Translate per Firefox
Google Translate per Opera

ecco gli step per farlo:

1. vai sui click qui sopra e installi l’estensione

2. a destra della barra degli indirizzi ti comparirà l’icona blé di Translate.
cliccala e clicca su Extension options per impostare le preferenze dell’estensione (cioè la lingua in cui vuoi tradurre)

3. vai su un articolo in lingua, clicca col tasto destro su una parte vuota della pagina, seleziona Traduci in Italiano

4. enjoy la pagina tradotta, in modo a volte imperfetto ma spesso efficace

Non avrai una vecchiaia serena e nessuno farà nulla perché tu possa averla

In un’epoca in cui “l’ambiente” non è una battaglia di destra o di sinistra ma uno slogan che tutti nominano e nessuno mette in pratica, volevo dire una cosa ai teenager, ma siccome non ne frequento nessuno, la scrivo qui.

E no, non mi rivolgo ai “giovani di sinistra” o ai “ventenni sensibili all’ambiente”: mi rivolgo a chiunque abbia intenzione di vivere più di altri 20 o 25 anni. 

Non importa quanti anni tu abbia, quali siano le tue posizioni politiche o sul clima: se hai la possibilità di vivere oltre il 2045, probabilmente ne hai anche l’intenzione, quindi sto parlando a te.

Non farti illusioni

Se ti informi un minimo, la prima cosa che ti sto per dire la sai già: tutti i dati indicano che il pianeta è in rapida discesa verso una condizione in cui non sarà vivibile: questo potrebbe accadere molto presto, comunque probabilmente entro il corso della tua vita. 

Allo stato attuale delle cose non avrai un’età adulta serena, probabilmente non avrai la possibilità di arrivare alla vecchiaia, o se ci arriverai sarà in condizioni di disagio tali da non volere, forse non potere sopravvivere. 

Sarà troppo caldo, sarà troppo freddo, mancherà l’acqua e forse il cibo, le condizioni meteo saranno così estreme da essere quasi intollerabili, le migrazioni umane talmente vaste da creare uno stato permanente di guerra civile. L’economia e le casse dello Stato saranno devastate dai danni ambientali, quindi forse non avrai neanche una pensione.


Nessuno farà nulla per te

La seconda cosa che devi sapere è che nessuno sta facendo e farà nulla perché tu possa vivere una vita completa. Io non sto facendo quasi nulla. I tuoi genitori, i tuoi prof, il tuo parroco neanche, anche se non lo ammettono.

Gli adulti non faranno nulla per te, la politica non farà nulla per te: la generazione dei tuoi genitori, dei tuoi nonni, dei tuoi fratelli maggiori, la tua stessa generazione: nessuno di noi sta facendo niente. Forse non siamo neanche capaci di cambiare i comportamenti a cui siamo abituati; sicuramente non abbiamo intenzione di farlo.

La politica ti dice che ci sta lavorando ma non è vero. Tutti gli altri (la religione, la filosofia, la scienza) fanno spallucce. La tecnologia ti dice che non te ne devi preoccupare perché  risolverà il problema, ma non te lo può garantire: ti chiede di scommettere sulla tua vita.

Se vuoi che cambi qualcosa, devi farlo tu.


Cosa puoi fare

Il problema non è solo che nessuno lo farà per te: non c’è nemmeno nessuno che ti dica cosa puoi fare. Al di là di ridurre le tue emissioni individuali (smettere di mangiare carne – soprattutto rossa – non comprare un’auto, non volare, riscaldare il meno possibile la casa), cose che da sole non risolvono il problema, nessuno sa dirti cosa puoi fare per cambiare il modo in cui funziona la società, perché nessuno lo sa.

Puoi soltanto “fare politica”, che fuori dai partiti si chiama fare comunicazione: la puoi fare solo dal basso e da fuori, perché tutti i partiti si dichiareranno interessati e sensibili alle tue richieste, ma poi rifiuteranno le tue proposte. 

Un esempio oggi c’è, ed è quello di Greta Thunberg, che da sola ha cominciato a prendersi il palcoscenico mondiale. Prima con lo sciopero della fame, poi durante le elezioni scioperando (individualmente) dalla scuola e andando a sedersi davanti al Parlamento svedese, cosa che continua a fare ogni venerdì. 

Oggi decine di migliaia di studenti europei manifestano nelle loro scuole ogni venerdì con gli hashtag #FridaysforFuture e #ClimateStrike.
Il primo sciopero italiano è previsto per il 15 marzo.

E allora forse la prima cosa che puoi fare è vederti il suo TED, poi puoi fare un fridays for future, ma sappi che lo sciopero non è l’obiettivo: lo sciopero a scuola è sempre stato vissuto come uno scopo, ma in questo caso è solo un inizio della lotta. 

Cosa tu possa fare oltre a quello, nessuno te lo sa dire. Vent’anni fa ti avrei detto “entra in un partito e candidati”, oggi non credo veramente che serva. 

Cosa fare te lo devi inventare tu, ve lo dovete inventare insieme, ma sia chiaro che nessuno vi aiuterà, perché noi adulti vogliamo continuare così, e non abbiamo la minima intenzione di cambiare i nostri comportamenti. Abbiamo fatto i nostri conti e 25 anni ci bastano: di tutto il resto non ci frega.

Lasciamelo dire chiaramente: di voi, non ci frega. Noi siamo il nemico.

Dovrete costringerci, e dovrete farlo col ricatto, con le leve elettorali, e forse con la forza.

In bocca al lupo.

(Photo: Express)

Corsi

 

 

 

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8. Social e Web Mktg per le attività turistiche

Usare social media, web marketing e contenuti multimediali per raccontare l’esperienza, conquistare il cliente, fidelizzare il ritorno. Hotel, agriturismi, ristoranti, agenzie, Tour Operator.

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Storytelling: raccontare un’esperienza emozionale
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Perché l’immagine grafica della scuola di formazione è importante

Sono circa due anni che mi occupo di formazione di web marketing e social media marketing, materie ultimamente molto richieste, e il fatto che si tratti di temi trasversali e non specialistici mi ha consentito di lavorare con molte realtà di formazione diverse, dalla piccola scuola privata al grande istituto, agli enti di formazione legati ad associazioni di categoria molto diverse tra loro.

Tra gli elementi che accomunano molte di queste realtà ce n’è uno che mi colpisce spesso: è la scarsa assenza di cura e di attenzione verso l’immagine coordinata della scuola.

Per immagine coordinata intendo un logo riconoscibile creato da una professionista, una grafica e dei testi accattivanti per il sito web, campagne di advertising (che sia digitale o fisica, ads, brochure o cartellonistica) commissionate a grafici professionisti e non improvvisate in proprio, una cura dei locali, delle aule e dell’illuminazione degli ambienti di studio e di lavoro.

Sono cose che sembrano poco importanti, “solo una spesa” a una specifica generazione di dirigenti italiani che per diverse ragioni non ha mai avuto modo di comprendere l’importanza dell’immagine e della comunicazione.

È però venuto il momento di parlarci chiaramente: per quanto la nostra attività sia più o meno garantita da accordi esclusivi, o tutelata da un solido sistema di rapporti, quello là fuori è un mercato, e come tutti i mercati funziona sulla concorrenza e sulla seduzione del pubblico.

Una proposta formativa di qualità, ovvero con contenuti interessanti, scritta in un buon italiano, impaginata in modo professionale con forme grafiche e colori coerenti e gradevoli, oggi è necessaria per catturare l’attenzione del pubblico, soprattutto quello più giovane.

La credibilità di una scuola non sta più solo nel nome, se lo è mai stata: oggi vive principalmente nel modo in cui essa riesce a proporre temi formativi coerenti con gli obiettivi del proprio mercato, attraverso un linguaggio avvincente e una grafica coerente e accattivante, in ambienti moderni e accoglienti, con tecnologie attuali e docenti aggiornati e coinvolgenti.

E quei neon, per l’amordiddio. L’illuminazione a LED è calda ed economica: se potete, fate cambiare quei neon dalla luce fredda e accecante, sotto ai quali tutti noi, studenti, docenti e coordinatori, sembriamo comparse di un film zombie.