I’m old enough to remember when people just presumed that as China opened the door to trade and popular culture it would slowly turn into the west. But it has its own self-confidence, and it’s such a big market that it can demand and get global companies to conform to its own sensitivities, certainly locally and increasingly outside China as well”
(Benedict Evans)

L’obiettivo della Cina è sempre stata la riannessione di Hong Kong e Taiwan, le cui parziali indipendenze la Cina ha sempre accettato obtorto collo. Ora che è forse la prima potenza mondiale, la Cina torna con decisione su questi obiettivi, localmente con l’autorità e probabilmente la violenza, all’estero con la leva delle sanzioni, come dimostrano i ricatti a NBA e Apple delle ultime settimane.

Sul Tibet neanche a parlarne: è strategico per il controllo militare dell’Himalaya e nel giro di qualche generazione sarà quasi completamente cinesizzato, e lo stesso vale per lo Xinjiang dell’etnia islamica uigura.

Tutto ciò però è possibile perché è fatto con il pieno appoggio della grande maggioranza del popolo cinese e, attenzione, non solo per un’adesione forzata a un regime autoritario se non dittatoriale, ma perché un popolo unito in un territorio unito con un’economia dominante e un esercito potente che controlli terra, cieli e mari è da sempre l’obiettivo del socialismo con caratteristiche cinesi, ed è un obiettivo che è stato interiorizzato dal popolo cinese, che sente il fascino del nazionalismo come tutti i popoli.

L’idea che l’economia di mercato trasformi le società e con un colpo di bacchetta magica vi porti un’ideologia capitalista occidentale necessariamente legata alla libertà di espressione è tipica di chi conosce solo il capitalismo occidentale e lo ritiene l’unico esistente: non esiste una sola forma di capitalismo al mondo, così come non esiste una sola forma di socialismo, e così come non esiste una sola forma di democrazia. Poi uno (per esempio, io) può essere convinto che quella europea sia la più evoluta, ma questo non significa che debba per questo vincere sempre, o addirittura esistere per sempre.

senti ma tu ce l’hai già la newsletter del vanz?

nel senso che se sei qui probabilmente o mi conosci, oppure ti interessava per qualunque ragione qualcosa che ho scritto, quindi può esserti utile sapere che ogni settimana pubblico roba che potrebbe interessarti.

non qui, ché i blog son morti ecc ecc, ma sulla newsletter Polpette, che puoi leggere e a cui ti puoi iscrivere qui: https://vanz.substack.com/

essa newsletter è leggibile (grazie a Substack), è sostenibile, non impegna (troppo), ogni tanto ti fa delle pare sul futuro del lavoro, sul superamento del modello capitalista novecentesco e sull’emergenza del cambiamento climatico, ma raga, d’ora in poi il dibattito è su quello.

PERO’ ci sono dentro anche tante altre cose belle, giuro.

insomma, se ti va ti registri qui, senza impegno.

(la newsletter rientra dalla pausa estiva a settembre)

cosa sta succedendo nel cielo sopra le nostre teste

è una roba che per molti è pallosa (ok, comprensibile), per moltissimi poco interessante (e questo mi sorprende parecchio), ma sarebbe importante capirla. 

succede che, lo sappiamo, i gas emessi nell’atmosfera dalla rivoluzione industriale in poi si sono accumulati nell’atmosfera, trattenendovi il calore del sole (come in una serra). questo ha gradualmente reso l’aria più calda, in modo particolare ai poli. 

la bolla di calore formatasi sull’Artico si è espansa verso sud, andando a interferire con la corrente a getto (il jet stream) boreale, un flusso d’aria costante che serpeggia da ovest a est e funziona, tra le varie cose, da regolatore del meteo, trasportando le perturbazioni lungo il loro flusso.

il calore che scende dall’artico disturba il jet stream amplificandone o rallentandone le anse, tanto da fargli prendere la forma di un’onda, detta onda di Rossby. i picchi di questa onda sono sempre più frequenti ed estesi, mentre in altri momenti tendono ad annullarsi.

l’energia immessa nel sistema dal riscaldamento dell’aria contribuisce a rendere le temperature sempre più estreme e i fenomeni meteo sempre più violenti, la frequenza delle onde del jet stream trasporta queste perturbazioni in modo sempre più rapido, improvviso, imprevedibile.

il picco dell’onda si porta dietro le temperature fredde quando scende da nord verso sud, quelle calde quando sale da sud verso nord, oppure tiene una situazione meteo (per esempio una siccità) ferma molto più a lungo che in passato.

cosa può accadere se la frequenza dell’onda del jet stream continua ad alterarsi?

per esempio che l’alternanza di fenomeni estremi acceleri ancora, rendendo il meteo violentissimo e continuamente mutevole e ingestibile. e questo è il male minore.

il rischio maggiore è che il jet stream si fermi, e di conseguenza si arresti la corrente del Golfo, che dipende dal jet stream. cosa succeda in quel caso nessuno lo sa, ma l’ultima volta che è accaduto è arrivata un’era glaciale e si poteva andare a piedi dalla Gran Bretagna all’Europa continentale.

non è chiaro in quali altri modi fondamentali il jet stream sia necessario per la vita umana, ma sono probabilmente molti.

https://www.nbcnews.com/mach/science/strange-wavy-jet-stream-blasting-europe-heat-scientists-say-could-ncna1024826

la cosa la spiegano meglio qui NBC news e qui The Independent.

per chi capisce il linguaggio della scienza, qui c’è lo studio che ha suonato l’allarme.

come tradurre automaticamente in italiano la pagina di un sito, con un solo click, grazie a Google Translate

poiché c’è gente che mi dice eh ma posti solo roba in inglese, si vedere che pur non essendo una cosa nuova, molti non sanno che Google Translate permette di tradurre automaticamente le pagine web con un click, addirittura mantenendone l’impianto grafico originale (non sempre).

per farlo basta installare l’estensione Google Translate sul browser

Google Translate per Chrome o Brave
Google Translate per Firefox
Google Translate per Opera

ecco gli step per farlo:

1. vai sui click qui sopra e installi l’estensione

2. a destra della barra degli indirizzi ti comparirà l’icona blé di Translate.
cliccala e clicca su Extension options per impostare le preferenze dell’estensione (cioè la lingua in cui vuoi tradurre)

3. vai su un articolo in lingua, clicca col tasto destro su una parte vuota della pagina, seleziona Traduci in Italiano

4. enjoy la pagina tradotta, in modo a volte imperfetto ma spesso efficace

Non avrai una vecchiaia serena e nessuno farà nulla perché tu possa averla

In un’epoca in cui “l’ambiente” non è una battaglia di destra o di sinistra ma uno slogan che tutti nominano e nessuno mette in pratica, volevo dire una cosa ai teenager, ma siccome non ne frequento nessuno, la scrivo qui.

E no, non mi rivolgo ai “giovani di sinistra” o ai “ventenni sensibili all’ambiente”: mi rivolgo a chiunque abbia intenzione di vivere più di altri 20 o 25 anni. 

Non importa quanti anni tu abbia, quali siano le tue posizioni politiche o sul clima: se hai la possibilità di vivere oltre il 2045, probabilmente ne hai anche l’intenzione, quindi sto parlando a te.

Non farti illusioni

Se ti informi un minimo, la prima cosa che ti sto per dire la sai già: tutti i dati indicano che il pianeta è in rapida discesa verso una condizione in cui non sarà vivibile: questo potrebbe accadere molto presto, comunque probabilmente entro il corso della tua vita. 

Allo stato attuale delle cose non avrai un’età adulta serena, probabilmente non avrai la possibilità di arrivare alla vecchiaia, o se ci arriverai sarà in condizioni di disagio tali da non volere, forse non potere sopravvivere. 

Sarà troppo caldo, sarà troppo freddo, mancherà l’acqua e forse il cibo, le condizioni meteo saranno così estreme da essere quasi intollerabili, le migrazioni umane talmente vaste da creare uno stato permanente di guerra civile. L’economia e le casse dello Stato saranno devastate dai danni ambientali, quindi forse non avrai neanche una pensione.


Nessuno farà nulla per te

La seconda cosa che devi sapere è che nessuno sta facendo e farà nulla perché tu possa vivere una vita completa. Io non sto facendo quasi nulla. I tuoi genitori, i tuoi prof, il tuo parroco neanche, anche se non lo ammettono.

Gli adulti non faranno nulla per te, la politica non farà nulla per te: la generazione dei tuoi genitori, dei tuoi nonni, dei tuoi fratelli maggiori, la tua stessa generazione: nessuno di noi sta facendo niente. Forse non siamo neanche capaci di cambiare i comportamenti a cui siamo abituati; sicuramente non abbiamo intenzione di farlo.

La politica ti dice che ci sta lavorando ma non è vero. Tutti gli altri (la religione, la filosofia, la scienza) fanno spallucce. La tecnologia ti dice che non te ne devi preoccupare perché  risolverà il problema, ma non te lo può garantire: ti chiede di scommettere sulla tua vita.

Se vuoi che cambi qualcosa, devi farlo tu.


Cosa puoi fare

Il problema non è solo che nessuno lo farà per te: non c’è nemmeno nessuno che ti dica cosa puoi fare. Al di là di ridurre le tue emissioni individuali (smettere di mangiare carne – soprattutto rossa – non comprare un’auto, non volare, riscaldare il meno possibile la casa), cose che da sole non risolvono il problema, nessuno sa dirti cosa puoi fare per cambiare il modo in cui funziona la società, perché nessuno lo sa.

Puoi soltanto “fare politica”, che fuori dai partiti si chiama fare comunicazione: la puoi fare solo dal basso e da fuori, perché tutti i partiti si dichiareranno interessati e sensibili alle tue richieste, ma poi rifiuteranno le tue proposte. 

Un esempio oggi c’è, ed è quello di Greta Thunberg, che da sola ha cominciato a prendersi il palcoscenico mondiale. Prima con lo sciopero della fame, poi durante le elezioni scioperando (individualmente) dalla scuola e andando a sedersi davanti al Parlamento svedese, cosa che continua a fare ogni venerdì. 

Oggi decine di migliaia di studenti europei manifestano nelle loro scuole ogni venerdì con gli hashtag #FridaysforFuture e #ClimateStrike.
Il primo sciopero italiano è previsto per il 15 marzo.

E allora forse la prima cosa che puoi fare è vederti il suo TED, poi puoi fare un fridays for future, ma sappi che lo sciopero non è l’obiettivo: lo sciopero a scuola è sempre stato vissuto come uno scopo, ma in questo caso è solo un inizio della lotta. 

Cosa tu possa fare oltre a quello, nessuno te lo sa dire. Vent’anni fa ti avrei detto “entra in un partito e candidati”, oggi non credo veramente che serva. 

Cosa fare te lo devi inventare tu, ve lo dovete inventare insieme, ma sia chiaro che nessuno vi aiuterà, perché noi adulti vogliamo continuare così, e non abbiamo la minima intenzione di cambiare i nostri comportamenti. Abbiamo fatto i nostri conti e 25 anni ci bastano: di tutto il resto non ci frega.

Lasciamelo dire chiaramente: di voi, non ci frega. Noi siamo il nemico.

Dovrete costringerci, e dovrete farlo col ricatto, con le leve elettorali, e forse con la forza.

In bocca al lupo.

(Photo: Express)

Corsi

 

 

 

1.

La produttività con Internet
Strumenti, processi, tecniche e tattiche per migliorare e velocizzare il proprio lavoro attraverso i tool disponibili gratuitamente su Internet.

Gli strumenti di Google per la produttività quotidiana (docs, excel, powerpoint)
Storage e backup: gestire e condividere i propri file in sicurezza
I migliori strumenti per e-mail, social media, presentazioni
Statistiche, analytics, analisi del mercato
Impaginare e fare grafica senza competenze specifiche
La ricerca avanzata (immagini, testi, suoni)
Copyright, public domain, creative commons: trovare contenuti gratuiti
Menzioni e reputation: scoprire che si dice di noi
Gli strumenti e le strategie per un SEO di qualità

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2.

E-mail marketing e newsletter
La mail è ancora l’arma più potente. Corso pratico su come scrivere, impaginare, spedire e promuovere una newsletter, e come verificarne le performance.

Mailchimp e tinyletter: le piattaforme di base
Cenni di scrittura nell’email marketing
Le immagini: quali posso usare, dove le trovo
Grafica e impaginazione
Il test A/B: verificare l’efficacia di formati alternativi
Leggere le statistiche per migliorare il contenuto
Promuovere una newsletter sui social media

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3.

Social media marketing: promuovere il prodotto dove sono le persone
Essere sui social media è fondamentale (e gratis), ma emergere è difficile. Strategie, pratiche e strumenti per sfruttare al massimo il grande palcoscenico dei social media.

Cosa sono i social media
Basi fondamentali: la strategia, i target e gli obiettivi
I formati migliori, i contenuti più utili, le piattaforme più usate (Facebook, Instagram)
Aprire un profilo, creare una Pagina Business
Google for business: hai il controllo di come appari nelle search?
Scrivere per i social media
Le immagini sono fondamentali: come e dove
Il video: streaming e Storie
Promuovere i contenuti sui social
Statistiche e performance: come migliorare la propria Pagina

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4.

Google e Facebook: gli strumenti del marketing digitale
Conoscere, gestire, sfruttare al meglio i due grandi ambienti di comunicazione nel marketing digitale di oggi

Gli strumenti di Google per la produttività
Storage e backup: gestire e condividere i propri file in sicurezza
La ricerca avanzata (immagini, testi, suoni e molto altro)
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Google for business: hai il controllo di come appari nelle search?
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Facebook è la nuova Internet? Cosa sono i social media
Facebook e Instagram lavorano insieme
Aprire un profilo, creare una Pagina Business
Pubblicare su Facebook: i formati, gli strumenti
Le immagini sono fondamentali: come e dove
Il video: streaming e Storie
Promuovere i contenuti su Facebook
Statistiche e performance: come migliorare la propria Pagina

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5.
Entrare in Rete senza paure: da Google ai social
Primi passi (guidati) nel Web e sui social media

Cos’è Internet e cosa sono i social media
Serve una strategia, degli obiettivi, dei target
Google for business: hai il controllo di come appari nelle search?
Scegliere un dominio, acquistare uno spazio, creare un sito con strumenti gratuiti
Scrivere su internet: dove, cosa, come
Come creare un profilo personale e una Pagina business sui social media
Il SEO: scrivere per i motori di ricerca
Analytics: verificare chi mi viene a leggere e perché
Vendere direttamente in Rete: e-commerce e Facebook marketplace

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6.

Da Online a Offline (e viceversa)
Strategie di conquista del cliente fisico negli ambienti digitali

Web marketing: basi, piattaforme, strumenti, strategie
Social media marketing: basi, piattaforme, strumenti, strategie
Creare un marketplace online
Storytelling: raccontare il prodotto vendere un’esperienza
Strategie di acquisizione del lettore/cliente
Promozione, SEO, e-mail: promuovere l’offerta
Il marketing di prossimità: comunicare a chi mi è vicino
Le offerte on-offline: coupon, scontistica, last minute
Gli eventi: crearli, comunicarli, raccontarli
La fidelizzazione del cliente

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7.

Content marketing e Storytelling
Digital marketing è scrivere per le persone vere, raccontando esperienze reali, in un ambiente digitale

Obiettivi, target, Strategia: a chi scrivo, come lo scrivo, per ottenere cosa
Scegliere gli ambienti: dal sito alla newsletter, dalla Pagina Facebook a Instagram
Il tono, la voce, la personalità: comunicare un’identità
Storytelling: raccontare con voce umana
Il reportage di un evento attraverso post, immagini, video
Il marketing esperienziale: il prodotto è prima di tutto un’esperienza
Il SEO: scrivere per i motori di ricerca
Il video: streaming e Storie
ADS e newsletter: perché promuovere i contenuti
Analytics: verificare chi mi viene a leggere e perché

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8.

8. Social e Web Mktg per le attività turistiche

Usare social media, web marketing e contenuti multimediali per raccontare l’esperienza, conquistare il cliente, fidelizzare il ritorno. Hotel, agriturismi, ristoranti, agenzie, Tour Operator.

Obiettivi, target, Strategia: a chi scrivo, come lo scrivo, per ottenere cosa
Scegliere gli ambienti: dal sito alla newsletter, dalla Pagina Facebook a Instagram
Il tono, la voce, la personalità: comunicare un’identità
Storytelling: raccontare un’esperienza emozionale
Il reportage di un viaggio attraverso post, immagini, video
Il video: streaming e Storie
ADS e newsletter
Come e perché promuovere i contenuti su facebook e Instagram
La conversione online/offline: da lettore online a cliente
Strategie di fidelizzazione digitale e fisica del cliente
Analytics: verificare le performance dei contenuti
Tripadvisor: gestire le recensioni, il dissenso e le crisi

Perché l’immagine grafica della scuola di formazione è importante

Sono circa due anni che mi occupo di formazione di web marketing e social media marketing, materie ultimamente molto richieste, e il fatto che si tratti di temi trasversali e non specialistici mi ha consentito di lavorare con molte realtà di formazione diverse, dalla piccola scuola privata al grande istituto, agli enti di formazione legati ad associazioni di categoria molto diverse tra loro.

Tra gli elementi che accomunano molte di queste realtà ce n’è uno che mi colpisce spesso: è la scarsa assenza di cura e di attenzione verso l’immagine coordinata della scuola.

Per immagine coordinata intendo un logo riconoscibile creato da una professionista, una grafica e dei testi accattivanti per il sito web, campagne di advertising (che sia digitale o fisica, ads, brochure o cartellonistica) commissionate a grafici professionisti e non improvvisate in proprio, una cura dei locali, delle aule e dell’illuminazione degli ambienti di studio e di lavoro.

Sono cose che sembrano poco importanti, “solo una spesa” a una specifica generazione di dirigenti italiani che per diverse ragioni non ha mai avuto modo di comprendere l’importanza dell’immagine e della comunicazione.

È però venuto il momento di parlarci chiaramente: per quanto la nostra attività sia più o meno garantita da accordi esclusivi, o tutelata da un solido sistema di rapporti, quello là fuori è un mercato, e come tutti i mercati funziona sulla concorrenza e sulla seduzione del pubblico.

Una proposta formativa di qualità, ovvero con contenuti interessanti, scritta in un buon italiano, impaginata in modo professionale con forme grafiche e colori coerenti e gradevoli, oggi è necessaria per catturare l’attenzione del pubblico, soprattutto quello più giovane.

La credibilità di una scuola non sta più solo nel nome, se lo è mai stata: oggi vive principalmente nel modo in cui essa riesce a proporre temi formativi coerenti con gli obiettivi del proprio mercato, attraverso un linguaggio avvincente e una grafica coerente e accattivante, in ambienti moderni e accoglienti, con tecnologie attuali e docenti aggiornati e coinvolgenti.

E quei neon, per l’amordiddio. L’illuminazione a LED è calda ed economica: se potete, fate cambiare quei neon dalla luce fredda e accecante, sotto ai quali tutti noi, studenti, docenti e coordinatori, sembriamo comparse di un film zombie.

I social media come canale di vendita per le scuole di formazione

Mi capita spesso di fare formazione sull’uso di Internet, social media ed e-mail per il marketing delle piccole e medie imprese, in centri di formazione professionale che a loro volta NON usano social media, Internet ed e-mail per promuovere i loro corsi.

E’ vero che spesso i centri di formazione delle associazioni di categoria hanno già modalità di accesso diretto alle aziende che servono, ma ci sarebbe forse da chiedersi se non sarebbe il caso che chi insegna una cosa poi dimostri anche di saperla usare ;-)

Ma la domanda importante è soprattutto: ne trarrebbero vantaggio? Sito, social media e newsletter strutturate servono alla scuola di formazione come veicoli di vendita dei corsi?

Secondo me sì, le ragioni sono le stesse per cui servono alle altre aziende: non tutti i nostri clienti sono raggiungibili attraverso gli stessi canali. C’è chi usa la mail e non i social, c’è chi cerca su Facebook e non su Google, c’è chi è sepolto di mail e segue più volentieri le pagine Facebook.

Altre buone ragioni sono:

●  Indicizzare i propri corsi sulla social search di Facebook aiuta ad aumentarne la visibilità presso un pubblico più ampio. Non si sa mai da dove possa arrivare un cliente, magari vedendo l’adesione di un conoscente a un evento facebook di formazione, o il commento di un amico su una pagina Facebook.

●  Una newsletter ben impaginata migliora la leggibilità del contenuto e la sua comprensibilità. Inoltre usare un sistema professionale di invio newsletter aiuta a evitare di finire nella cartella spam di chi la riceve, e di finire con il proprio indirizzo mail nelle liste degli spammer (inconveniente poco noto e visibile, ma reale: se le vostre mail non arrivano a destinazione questa può esserne una causa).

●  L’uso dei social media, inoltre, ha un effetto di fidelizzazione del proprio pubblico. Una pagina Facebook e un profilo Instagram che forniscono contenuti (e inserzioni pubblicitarie) di qualità può migliorare molto sia il reach dei contenuti presso il proprio pubblico, che l’attenzione, l’interesse e la percezione della nostra realtà formativa presso le aziende che ci seguono (o, ancora meglio, che ancora non ci conoscono).

L’invito quindi è: quando organizzate un corso che prevede lezioni sul social media marketing, venite a seguirle come osservatori. Vi garantisco che imparerete cose che potrete poi mettere a frutto nel vostro lavoro quotidiano.

 

 

 

Come vedere Amazon Prime Video sul televisore di casa con Chromecast

Attenzione: il trucco non funziona con tutti gli smartphone e le smart TV. Con i terminali Samsung per esempio sembrano esserci problemi, forse per la customizzazione di Android che Samsung mette sui suoi smartphone. Il consiglio, oltre che di acquistare solo smartphone con Android “puro”, è di comprarsi un Amazon Fire Stick, il piccolo device Amazon che consente di vedere Prime Video, che per chi è iscritto a Prime costa al momento solo 40€ e dà accesso direttamente sul televisore, con un comodo telecomando, a tutti i contenuti Prime Video.

 

Non tutti sanno che Amazon investe molto sulla produzione di contenuti video: Prime Video, l’offerta di serie TV e di film in streaming disponibili gratuitamente a chiunque abbia sottoscritto Amazon Prime, è davvero interessante. (Amazon Prime è il servizio di consegna gratuita al costo di 36€/anno).

Alcune delle migliori serie TV degli ultimi anni, come Transparent o This is US, sono disponibili solo su Prime Video.

Purtroppo, per scelte distributive (il lock-in su piattaforme e device che tutti i player sul mercato della distribuzione dei contenuti tendono a voler controllare) queste serie e film sono visibili quasi esclusivamente tramite le app per smartphone e tablet – anche se alcune smart TV recenti hanno l’app Amazon Prime. Per poterle guardare sul televisore di casa solitamente è necessario acquistare un Fire Stick, il media player proprietario di Amazon.

C’è però un modo di vedere i contenuti Prime Video sul TV se si ha una Chromecast, device piuttosto diffuso in Italia. Per farlo è sufficiente installare sul proprio smartphone/tablet Android l’app di Prime video, poi andare su Google Home e cliccare su “Trasmetti schermo e audio“, scegliendo di trasmetterli sulla Chromecast (naturalmente già connessa alla stessa rete wi-fi a cui è collegato lo smartphone).

 

 

Inaspettatamente non c’è lag di audio o video: si vede e sente tutto benissimo, compresi i sottotitoli. C’è però un inconveniente: se il display dello smartphone va in standby, la connessione salta. Il display deve sempre restare acceso.

Per ovviare all’inconveniente senza dover modificare tutte le volte le impostazioni di Android, io ho installato Tasker, un softwarino leggero e potente, sul quale è possibile impostare regole basate sulle azioni che è possibile eseguire in Android e sulle app installate.

Impostando una semplice regola (detta “profilo“) che dice “quando faccio partire Prime Video, tieni acceso il display per il tempo che ti dico“, ogni volta che inizio un episodio su Amazon Prime, Tasker mi tiene il display acceso per 4 ore. Ovviamente con lo smartphone collegato all’alimentatore, se no ciao.

 

Documentare il presente per il futuro

Una delle cose su cui ragiono in questi tempi è la documentazione fotografica e in video degli eventi salienti della mia vita, quello che oggi in modo un po’ snob si definisce narcisismo social, il “fotografare invece di vivere” su cui tanto è stato scritto, anche nello studio dei media.

Non ci penso perché mi preoccupi di perdermi esperienze, e non la vedo tanto in termini di testimonianza per la mia rete sociale (cioè anche: la socialità online ha un valore innegabile nelle nostre vite, non mi sembra si possa negarlo), quanto in termini di costruzione di memoria per il futuro.

Una cosa che ho capito della terza età è che i ricordi, e le immagini ad essi associati, hanno valore nella vita di un anziano. Ho molti ricordi di nonne che sfogliano per ore – prima insieme al me piccolo, poi davanti al me adulto – migliaia di fotografie pescate da grandi scatole di latta con pubblicità degli anni 60. I maschi meno, devo dire.

Ma nella terza età il ricordo, e il supporto fotografico al ricordo, devono assumere un valore che in età più giovane è difficile da immaginare, e se quel valore rappresenta qualità della vita in una fase in cui c’è molto tempo da passare e poche cose interessanti da fare, perché non pensare a produrre oggi i contenuti che serviranno a generare quel valore?

In quest’ottica diventa sempre più importante documentare fotograficamente (e in video) il presente. Sarà il caso di farlo solo con le esperienze memorabili, o anche con il quotidiano? Quali saranno le tecnologie future che ci permetteranno di cucire assieme queste memorie in una narrazione continua e seamless del passato?

Cosa, quanto e come potremo rivivere delle nostre vite, avendo a disposizione i materiali foto e video? Potremo navigarli in 3D come se fossimo in un mondo online permanente? Da dove lo prenderemo il suono per fare da colonna sonora alle immagini?

La scommessa, se devo farne una, è che avremo presto (10, 15 anni) tecnologie in grado di registrare in audio-video 3D ogni momento delle nostre vite, ed estrapolarne i momenti salienti per costruirne una narrazione documentaristica. (Fino al giorno in cui, magari, scopriremo qualcosa come la memoria del DNA, cioè che il corpo umano salva la nostra intera esistenza grazie alla capienza delle catene di nuclei a spirale che contengono la memoria della nostra specie?)

E a quel punto si tratterà solo di accedere a questi dati e passare gli ultimi mesi o anni della nostre vita con la possibilità di riviverla interamente come spettatori o protagonisti, a seconda del grado di interazione consentito dalle tecnologie.

Un limbo di non coscienza del presente, un sottrarsi alla vita che in età attiva rappresenterebbe una patologia, ma in età avanzata può essere un preludio accettabile, anzi auspicabile, a una dolce morte, molto più dell’attuale gestione ospedaliera della malattia.

(Interessante al riguardo il lavoro che Facebook sta facendo sugli ambienti 3D)