Quando google autocompleta la coscienza collettiva

sulla falsariga di questa bella campagna adv dell’United Nations Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women, è interessante – o perlomeno curioso – fare un esperimento con il completamento automatico di google per vedere quale immagine del paese riflette rispetto alla percezione delle cosiddette minoranze – o forse sarebbe più corretto parlare di categorie culturalmente discriminate (premettendo che la selezione mette insieme realtà sociali del tutto diverse, e l’aggregazione è basata solo ed esclusivamente sui pregiudizi più comuni).

poiché nel database delle frasi proposte dal completamento automatico rientrano sia le frasi ricercate più spesso sul motore che le frasi più comuni che google trova sui siti web, dare per scontato che i risultati del completamento automatico siano esattamente rappresentativi della media del sentire italiano sarebbe forse una conclusione stiracchiata (anche perché spesso queste frasi sono digitate con intento interrogativo più come affermazione).

pur tenendo presente ciò, il colpo d’occhio non è comunque il massimo del gradevole.

 

 

a occhio, comunisti e ebrei in Italia se la passano molto meglio di omosessuali, rom e donne.

se ci sono delle conclusioni che si possono trarre, mi pare siano piuttosto evidenti (e mi pare che le uniche obiezioni che si possono fare siano sul metodo).

altra obiezione possibile: inserire i comunisti e non i fascisti rispecchia un approccio ideologico e significa dare per scontato che i comunisti siano discriminati e i fascisti no.

 

infatti: i fascisti no.

 

fascisti

 

 

 

industrializzazione, automobilizzazione e internettizzazione hanno danneggiato la nostra empatia

il passaggio da paese rurale a industriale avvenuto nella prima metà del 900 ha causato una forte mobilità sociale, che insieme ad altri fattori ha determinato la fine della famiglia estesa tradizionale – un nucleo sociale collettivo che comprendeva un ampio numero di parenti – e la diffusione della famiglia nucleare, con genitori e figli che vivono lontano dal gruppo famigliare esteso che caratterizzava la famiglia rurale. l’effetto è stato quello di ridurre i contatti con persone e nuclei sociali diversi, quindi le capacità empatiche dell’individuo. l’avvento della TV come media di intrattenimento di massa ha ulteriormente ridotto l’esposizione fisica della famiglia nucleare all’altro da sé.

la diffusione dell’automobile ha determinato un ulteriore isolamento della persona: allontanatosi dalla famiglia estesa, ora il lavoratore si isola anche dalla società nel quotidiano, riducendo sempre più i rapporti casuali con persone diverse. a causa dell’isolamento fisico all’interno del veicolo, le interazioni tra automobilisti, ciclisti e pedoni sono ridotte al minimo livello di comunicazione possibile: occhiate, gesti, parole non udibili, rivolte più a esprimere le proprie emozioni a sé stessi che a comunicare con l’altro.

la riduzione dei contatti quotidiani con persone non appartenenti alla famiglia ristretta ha avuto l’effetto di ridurre la capacità di confrontarsi col diverso da sé: come la famiglia nucleare riduce la capacità di empatia dell’individuo, l’automobilista, isolato nel suo abitacolo, perde la capacità di interagire in modo culturalmente produttivo con gli altri perché non deve confrontarsi quotidianamente con persone appartenenti a culture diverse, come accadeva quando camminavamo o usavamo i mezzi pubblici.

l’automobile funziona come un media che filtra la comunicazione, impoverendola. ha poca banda emotiva, consente solo un linguaggio povero e basico, impedisce lo scambio e la comprensione.

internet, pur avendo potenzialmente una banda di modalità espressive più ampia, sembra avere un effetto simile: riduce le capacità empatiche delle persone, che faticano a mettersi nei panni dell’altro e spesso riducono lo scambio a conflitto. l’impossibilità di vedere la persona davanti a sé sembra disumanizzarci nel contesto del dibattito online, nel senso di diminuire la nostra capacità di considerare l’interlocutore come un essere umano con gli stessi diritti, le stesse imperfezioni e le stesse fragilità che esibiamo noi, e delle quali non riusciamo a essere consapevoli. questa non è necessariamente una caratteristica del media, ma un effetto dovuto alla nostra immaturità nell’usarlo.

 

l’isolamento geografico della famiglia nucleare, quello spaziale dell’automobile, quello visivo della Rete ci hanno gradualmente disabituato all’empatia e ad alcune delle più basilari regole di rispetto sociale. in automobile gridiamo parole che ci guarderemmo bene dal pronunciare se stessimo passeggiando, su Internet scriviamo cose che non potremmo mai dire di persona allo stesso interlocutore.

bisogna reimparare il rispetto, la considerazione dell’interlocutore, la capacità di rivolgersi agli altri come persone e non come oggetti. bisogna reimparare l’empatia, e per farlo è necessario un sforzo continuo di consapevolezza di chi abbiamo davanti, dei suoi diritti e del suo essere un nostro pari, meritevole dello stesso rispetto che esigiamo da lui. bisogna reimparare a non considerarsi al centro dell’universo.

 

foto di ElenahNeshcuet da flickr