cose che mi fanno sommamente incazzare dei ciclisti urbani (perché ogni tanto bisogna anche dirsele tra di noi)

le città italiane sono ambienti ostili. sono progettate per le automobili, quindi sono attivamente ostili per chi non ha la protezione di una scatola di metallo. il che significa che tutti coloro che le attraversano senza armatura – oltre a stare molto, molto attenti – dovrebbero cercare almeno di non renderle ancora più ostili.

se è vero che in strada il ciclista è quello che rischia di più, in fondo alla catena alimentare del traffico urbano c’è il pedone, e in quanto soggetto più indifeso esso deve essere tutelato anche da chi gira in bicicletta. per questo mi incazzo molto quando vedo ciclisti che si comportano in modo poco sicuro per sé stessi e per gli altri.

– il marciapiede è dei pedoni. la bicicletta va in strada e lascia libero il marciapiedi per chi è a piedi. a meno che il marciapiedi non sia abbastanza largo da contenere anche una pista ciclabile, la scelta di girare in bicicletta in città impone di usare la sede stradale. carrozzine, anziani, gente che esce dai negozi, angoli ciechi: un ciclista sul marciapiede può essere tanto fastidioso e pericoloso per i pedoni quanto un’automobile per il ciclista. non ci sono scuse. se non vuoi usare la sede stradale, prendi i mezzi pubblici.

– non è tanto il fatto che il ciclista contromano nella via stretta sia fastidioso per le automobili, è che il contromano è tipicamente une scelta di pigrizia. se vai in bici è perché non sei pigro: fai quei 50 metri in più e prendi la parallela nella direzione giusta, senza rischiare la pelle. nessuno, né pedoni né automobilisti, si aspetta che tu arrivi da quella direzione: se ti fai male sei un imbecille, se fai male a qualcuno sei un disgraziato.

– la bici elettrica va troppo forte e ha dei freni a tamburo troppo scarsi per essere sicura. ancora ancora la pensionata che non ce la farebbe a pedalare, ma se hai 30 o 40 anni e vai in bici elettrica sei solo pigro. eddai. e almeno ricordati che quell’affare non frena.

– non starò a dire che per strada bisogna per forza andare in fila indiana, ma magari durante la settimana e in orari di punta facilitiamola a tutti, se possiamo. di cosa dovrete mai chiacchierare, andando da A a B in un feriale? in più, se chiacchieri affiancato vai piano, e se vai piano probabilmente ti voglio superare in bici. a quel punto sei di ostacolo a me, non all’automobilista.

– tutto non è di tutti, perché purtroppo questo non è il migliore dei mondi possibili. nei parchi pieni di bambini al sabato pomeriggio tocca andare piano. in zona pedonale l’onere della massima attenzione tocca a chi è in bici: se nel corso pedonale della tua città fai lo slalom in velocità tra i pedoni non c’è modo che tu possa evitare il pedone che scarta. e se lo investi ha ragione lui e tu sei automaticamente una testa di cazzo. la Galleria di Milano e le altre vie pedonali al chiuso, soprattutto se con pavimentazioni di pregio artistico, sono, appunto, esclusivamente pedonali.

– se sei a bordo di una fissa, non c’è nessuna regola esplicita o implicita che ti imponga di non mettere un piede per terra. non discuto che tu lo possa vivere come un momento di grande libertà ed espressione, ma se per evitare di poggiare il piede per terra devi passare col rosso e rischiare di farti investire, voglio dire, parliamone.

poi di sera, con poco traffico, in situazioni controllate e di sicurezza assicurata, se vuoi fai queste cose a tuo rischio e pericolo. solo, per cortesia, ricorda che il cranio è la cosa più preziosa e delicata che hai, e se devi farle almeno mettiti sto cacchio di casco. mica per te, che sei adulto e in grado di decidere per te stesso, ma perché l’autista di tram o bus ha già abbastanza problemi da non dover anche gestire il ricordo di averti aperto la testa in due.

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