perché voterò Vendola (e come ciò non sorprenderà nessuno)

ho smesso da lungo tempo di illudermi che in una democrazia rappresentativa il mio voto possa cambiare le cose. peraltro non vorrei nemmeno che IL MIO voto cambiasse le cose: desiderarlo è l’opposto della democrazia. ho però anche smesso di illudermi che il voto della maggioranza possa fare qualcosa di più che sostituire lo schieramento al potere con un altro schieramento che si comporti in modo simile sui temi che mi stanno a cuore.

mi sembra che le democrazie moderne assomiglino sempre più a una sorta di dittatura della maggioranza mediata da una casta di sacerdoti. e la maggioranza presa nel suo insieme è cattolica, mediocre e di centro (in Italia, probabilmente di destra). facile comprendere come non mi piaccia molto questo paese, e come alla fine dei conti non mi piaccia nemmeno più di tanto la democrazia rappresentativa.

il principio con cui vado a votare adesso, consumato l’ingenuo ottimismo della gioventù, è uno solo ed è del tutto strumentale: far avanzare il più possibile le istanze che mi premono.

non ho altri criteri: non mi interessa votare in modo da favorire le massime probabilità di vittoria al “mio schieramento”. votare per probabilità di vittoria è tapparsi il naso, deludere sé stessi e accettare di vivere in uno stato di emergenza per tutta la vita.

non credo nell’uomo del destino (ha fatto più danni della carestia), non credo nel populista rivoluzionario (di solito ha un secondo fine, che di solito è sé stesso), non credo nello sparigliatore di carte (di solito la situazione post-sparigliamento mi piace ancora meno di prima), né nel riformista ecumenico e moderno che prende voti da tutti (farà una politica centrista, senza ideali e in servizio della maggioranza, che è appunto cattolica, mediocre, di destra).

l’unico criterio che mi resta valido, quindi, è il puro opportunismo in salsa idealistica: quale dei candidati più probabilmente cercherà di portare avanti le istanze che mi premono? votando chi è più probabile che finiscano sul tavolo le questioni che mi interessano veramente?

quindi stavolta per me è facile, considerando quello che mi preme: difesa dell’ambiente e riconversione dell’economia, dell’agricoltura e della mobilità in ottica sostenibile, rifiuto totale, assoluto e definitivo del nucleare, diritti delle coppie same-sex adozione inclusa, guerra totale globale termonucleare contro l’evasione e la speculazione finanziaria, tobin tax e patrimoniale sui grandi capitali, riduzione dell’orario di lavoro per lavorare tutti e meglio, investimento sulla cultura e sul valore della scuola laica e statale, intervento statale in difesa della neutralità sulle infrastrutture strategiche (Internet, telefonia, ferrovie), risoluzione del conflitto tra impresa e lavoro su un tavolo istituzionale di pari diritti e doveri, una politica estera che metta al primo posto la pace superando le ragioni di Stato, solidarietà alla cooperazione internazionale, ai movimenti civili, alle ONG, ricorso sempre e comunque all’azione diplomatica come risoluzione dei conflitti, al rispetto delle risoluzioni dell’ONU, fine dell’ipocrisia sulle droghe, un approccio animalista ai rapporti tra uomo e altre specie (su questo punto Isotta ha fatto BAU).
e molto altro, ma non voglio menarla più di tanto.

io posso solo votare qualcuno che posso sperare voglia distanziarsi il più possibile dal soffocante abbraccio della Chiesa Cattolica® e dei poteri economici, finanziari e industriali, che abbia dimostrato di saper e voler lavorare sull’ambiente, che abbia o almeno sostenga di avere l’immaginazione visionaria per provare nuove forme di solidarietà sociale, di economia sostenibile, di valorizzazione del ruolo della donna nella società e al potere.

ovviamente, senza pensare di sorprendere qualcuno, e senza entusiasmi o ingenue adesioni incondizionate, quella persona è sicuramente Nichi Vendola. poi sono pronto a essere deluso per l’ennesima volta in vita mia, ma almeno saprò di averci provato.

questo ragionamento potrà sembrare cinico, egoista e disincantato, e invece no, perché il succo è: se si vuole un mondo migliore bisogna essere disposti a lavorare – in questo caso a votare – per un mondo migliore. votare per un mondo un pochino meno peggio non è abbastanza. e questo lo sa bene chi ha scelto di votare l’outsider Pisapia alle primarie di Milano.

 

 

 

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