non chiamiamoli immaturi

non è vero che “i giovani” non hanno valori. li hanno e sono valori importanti, forse persino più importanti, perlomeno meno ingenui, di quelli che avevamo noi. se non altro perché sono sganciati dalla politica in senso stretto: li vivono come abbastanza importanti da non richiedere un supporto ideologico.

non si basano sul dogma irremovibile delle ideologie ma richiedono una rimessa in discussione perpetua, un’elaborazione e una continua crescita per quanto riguarda i modi di realizzarli. sono però convinto che i giovani di oggi abbiano valori molto importanti, molto maturi e di cui sono più consapevoli, forse anche intimamente convinti, di quelli che avevamo noi.

magari sono valori più sfumati, con meno certezze rispetto a quelli che pensava di avere la mia generazione, che poi li ha visti fallire anche a causa delle certezze assolute che riponevamo nel modo di realizzarli.

bollare una generazione come superficiale in base all’immagine che ne danno i media (che forse ci dà segretamente sollievo) e alle sue peggiori manifestazioni televisive non solo è un errore, ma è una consolazione meschina. il fatto che non sembrino riuscire a esprimere i loro valori con grandi movimenti di piazza – cosa che potremmo pensare se non avessimo sotto gli occhi Occupy – significa solo che noi non siamo riusciti a evitare che loro venissero rinchiusi in una gabbia. perché stava a noi evitare che succedesse.

se siamo ridotti a voler cercare sicurezza nel dipingere a tutti i costi coloro che sono venuti dopo di noi come non all’altezza del nostro percorso (e guardiamo bene dove ci ha portato), a farne una questione di competizione generazionale, abbiamo capito e imparato davvero poco dalle nostre vite.

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