L’automobile è un’arma

A volte, discutendo di incidenti e sicurezza stradale, mi capita di dire “l’automobile è un arma“, incontrando sguardi di stupore e scetticismo.
Perché certo, come possiamo accettare l’idea che una cosa così presente nelle nostre vite, su cui passiamo ore ogni settimana e su cui trasportiamo i nostri figli, possa essere paragonata a una cosa pericolosa come un’arma? Le armi sono oggetti da paesi incivili come gli Stati Uniti: noi siamo una socialdemocrazia europea che tutela i suoi cittadini con regole strette come il Codice della Strada e i limiti di velocità, talmente bassi che quasi nessuno di noi li rispetta. E se non li rispettiamo è per una sola ragione: non riteniamo che l’automobile sia un oggetto pericoloso.

Ignorando più o meno volontariamente che in Europa le auto sono la terza causa di morte*, e uccidono quasi 350 persone al giorno, più di 127.000 ogni anno. L’intera città di Ferrara. Di questi, 6.500 sono bambini. 2,4 milioni di persone vengono ferite oppure rese disabili in incidenti stradali ogni anno.

Ma questi sono solo numeri noiosi: in fondo qui si tratta di incidenti, gli incidenti non sono prevedibili, è questione di sfortuna, e con questo comodo fatalismo continuiamo a guidare in città ai 70 all’ora, senza minimamente preoccuparci del fatto che l’auto che stiamo guidando pesa oltre una tonnellata, e che se ci dovesse capitare di investire qualcuno, per esempio un bambino che ci taglia la strada uscendo da due auto parcheggiate, la forza dell’impatto, data da massa x accelerazione, scaricherebbe sulla persona che investiamo – anche solo guidando a 30 kmh – una forza di 16 tonnellate. A 70 kmh sono 90 tonnellate.

 

Di questa cosa hai una dimostrazione pratica straordinariamente efficace quando ti trovi a passeggiare una domenica mattina e, nel parcheggio dell’hotel che si trova sul lato opposto della strada, una station wagon Mercedes impazzisce, parte a razzo da ferma, investe in pieno e svelle il cancello di ferro dell’hotel (16 tonnellate, ricordate?) scaraventandolo sulla strada, colpisce con una violenza che ti lascia senza fiato il muso di una Punto facendola ruotare di 90°, e si infila in un negozio abbattendone quasi completamente la vetrina ed entrandoci con un metro di muso.

A quel punto non puoi più fare a meno di considerare che se tu e la tua splendida fidanzata vi foste trovati 15 metri più avanti, avreste avuto meno di 2 secondi per togliervi di mezzo e cercare di non crepare all’istante.

C’è bisogno, a questo punto, di sottolineare che 16 tonnellate che ti sbattono contro la vetrina di un negozio sono molto più letali di un colpo di pistola?

Senza dubbio: un’arma. Che a velocità oltre i 30/50 kmh è quasi sicuramente letale, e che in Italia è anche il modo con più probabilità di successo per uccidere qualcuno e farla franca, visto che, a differenza degli incivili USA dove vendono le armi al supermercato, da noi non esiste il crimine di omicidio stradale, e la maggior parte degli investimenti si risolvono con pene da tre mesi a un anno o la multa da 500 a 2.000 euro per lesioni gravi, la reclusione da un anno a tre anni per lesioni gravissime, la reclusione da due a un massimo di sette anni in caso di omicidio.

Il reato è colposo quindi le pene non vengono mai comminate interamente, e condizionale o patteggiamento consentono quasi sempre di evitare il carcere. Mentre in Gran Bretagna la pena per guida pericolosa causa di morte è fino a 14 anni. Negli USA in alcuni stati si va da 3 a 15 anni, fino a 20 o anche 30 in caso di aggravanti, con la possibile incriminazione per omicidio di primo grado.

Questo solo per dire: la prossima volta che in città vediamo – e accadrà sempre più spesso – il divieto di velocità a 30 kmh, una ragione c’è. Magari pensiamo un attimo alle 16 tonnellate, e rispettiamolo.

Io, comunque, ho ancora i brividi.

 

 

*Escludendo il suicidio

 

 

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